CXXXVI – Varano

By Giacomo Leopardi

Dal nembifero mosse alto Apennino

D'atri vapor nitrosi un turbin carco

Su l'albeggiar del rorido mattino,

E l'opposto fendendo aere più scarco,

D'oscure lo colpì nubi spezzate,

Che a lungo stese e poi ricurve in arco

Scendean, salian or sciolte, or aggruppate;

E dopo l'urto divideansi rotte

Da lampi lucidissimi e segnate,

E dal vortice ovunque eran condotte

Ratto più che non è colpo di fionda.

Seco traean grandine, vento e notte.

Del Re de' fiumi a la populea sponda

M'avvidi il pien d'orror nembo appressarse

Per lo increspar retrogrado de l'onda,

Pel lume fier che sovra l'argin arse,

E per la polve attorcigliata in suso,

Che sì folta ne gli occhi a me si sparse,

Ch'io colle man difesi il ciglio chiuso.