CXXXVI
By Luca Contile
Non ha tante orme ogni battuta strada
o quando scende pioggia o ferve caldo,
né fa tante faville e tanti vampi
Vulcano o batta 'l ferro o soffi al fuoco,
né falce sega mai tant'erba verde
quanti lacciuoli al cor mi tende il senso.
E dal dì ch'io fui soggiogato al senso
finor non seppi ritrovar la strada
che mi guidasse al sempiterno verde.
Anzi, impedito da cocente caldo
ch'esce da fiero e maladetto fuoco,
seguo di cieca vita i tristi vampi.
Drizzo la vista ver gli accesi vampi,
di vanitate nodrita nel senso,
d'ingiustissimo amor, di mortal fuoco,
fuoco che serra al casto amor la strada
e mi sospinge con soverchio caldo
verso l'aer crudel de l'empio verde.
Io mi consumo in questo falso verde
che mi promette farmi grati i vampi
del desir folle e de l'iniquo caldo.
Colpa di questo ingrato e fragil senso
ch'agevola ed allarga l'empia strada
per più mio danno a sì mordace fuoco.
Sempre acceso rimango in sì rio fuoco
mercè del tristo ed infocato verde:
ecco per questa rovinosa strada
ch'io vado, accompagnato da quei vampi
importuni a lo spirto, amico al senso
onde freddo riman l'onesto caldo.
Iddio può sol raccendermi del caldo
spento in me quasi col suo dolce fuoco,
col qual puommi levar dal mortal senso
e tormi il cor da sì fallace verde.
Ed è tempo oggimai che de' suoi vampi
allumi il resto de mia corta strada.
Or io bramo altra strada e altro caldo,
altri vampi d'amore e altro fuoco
e ch'in celeste verde muora il senso.