CXXXVII – Varano

By Giacomo Leopardi

Null'aria pura commovea l'acque, né vento;

Pur gonfio il mar sicano insorse e nero,

E il calabro spianossi, e qual argento

Lustro fosse, di sé fe specchio vero

Co la cima erta sul trinacrio lido,

E il basso piè ne l'italo sentiero.

In questo pel chiaror cristallo fido

Tante immagin vid'io, che a l'alma parve

Che l'occhio fosse in presentarle infido.

D'infinite colonne un lungo apparve

Ordin egual; ma in un baleno monche

Sembrar, ché la metà somma disparve;

E in quella parte ove rimaser tronche,

Si piegar tutte, e di sé fer molt'archi

Rozzi, e simili a quei de le spelonche,

Che si mostraro a l'improvviso carchi

Di vaghissime torri e di castella;

E anch'esse, qual fumo che l'aria varchi,

Spariro, e in vece lor nacque novella

Di piramidi sculte aspra foresta,

Indi ampia valle a fiori pinta e bella;

E in mille colli e in mille armenti questa

Cangiossi ancor; tal ch'io sclamai: traveggo?

O sogno forse con pupilla desta?