CXXXVII

By Giacomo Lubrano

Ite o Lussi ad alzar tetti giganti:

spingete i marmi a lapidar le Stelle:

v'apran le colpe, Armide in ozio imbelle

Elisii maestosi, opre d'incanti.

Abbatte irato il Ciel tra pochi istanti

in baratri di polve ogni Babelle:

e sboccando Vesuvii il suol rubelle

fa confini a l'Abisso i vostri vanti.

Ah Patria mia qual sei! la tua Sirena

rivolga in Nenie l'armonie soavi

con cadenze di duol, fughe di pena.

Sì, giusto è ben che gli edificii gravi

di più falli che sassi, altri in catena,

altri in dubio tremor pendan da' travi.