CXXXVII

By Matteo Bandello

Se della bella Dafne unqua ti calse,

mentre fu donna, e poi ch'arbor divenne,

o biondo Apollo, e 'n fuoco ti mantenne,

tal che 'l tuo cor più volte ed arse ed alse;

se dell'amato Ciparisso valse

l'aspro dolor, che nel morir sostenne,

attristarti così, ch'ognor ti tenne

di lagrime pien gli occhi amare e salse;

di questa assai più bella, ahimè, ti caglia,

ch'inferma langue, e se la vita perde,

perderà 'l mondo tutti i veri onori.

Così 'l Cipresso e 'l Lauro mai non vaglia

sfrondar bifolco, e l'uno e l'altro verde,

eterno sparga i suoi soavi odori.