CXXXVIII – Varano

By Giacomo Leopardi

Colà dove Aquilon serba i ridutti

Gelidi venti, che poi scioglie irato

Contra le selve annose e i salsi flutti,

Dal polo fin de l'oriente al lato

Con luce di sanguigno ardor feconda

Si tinse il taciturno aere stellato;

Tal che de l'Eridan presso a la sponda

Ne rosseggiaro al ripercosso lume

Gli uomin, le navi, i tronchi e l'erbe e l'onda.

Mentre, seguendo il nuovo suo costume,

Ardea purpureo il ciel, gli apparve al lembo

Un, che l'aure inondò, ceruleo fiume;

E da l'azzurro e dal vermiglio grembo

Rai ne sgorgaro or agitati or cheti,

E ondeggiamenti del focoso nembo,

E globi che splendean come pianeti,

E lucide corone ed archi e liste,

E argentee volte e pescarecce reti.

Ben conobb'io nel meditar le viste

Fiamme dipinte con mirabil'arti

Raccolte da natura e fra lor miste,

Che i sottili nitrosi efflussi sparti

Dal gelo acuto per gli aerei campi

Salir del zolfo ad irritar le parti

Dal sole attratte, quando avvien che avvampi

Alto del Cane sotto l'ignea stella,

E allor scoppiaro in color vari e in lampi.

Sparia, poi riaccendeasi ogni facella;

Ed era or l'ostro illanguidito, ed ora

Fea di vivo fulgor mostra novella.