Dalla corte. Al Sig. Antonio Ghisilieri
Famelico del Tebro in su la riva,
Vo di folli speranze il cor pascendo,
Né quel ch'io speri o quel ch'io voglia intendo:
Seguo chi fugge, e ciò ch'io fuggo arriva.
Di quel che 'l ciel mi dona altri mi priva,
Anzi perdo me stesso, altrui riprendo.
Zappo il mar, seguo l'ombra, e l'aure prendo,
Vivo ad altrui, s'egli è pur ver ch'io viva.
Sprezzo me stesso e chi m'oltraggia onoro;
Nel sembiante del ver fraude ritrovo,
Odio nel riso, e povertà fra l'oro.
Colpi or d'invidia or di fortuna io provo,
Veggio presente il mal, tardo il ristoro,
Piango l'antico danno, e giugne il nuovo.