Dantis Aligherii cantilena.

By Auteur inconnu

Voglioso e vagho a novellar d'amore

Ragion me move, e perhò dire intendo,

Per quanto ch'io comprendo,

Ne l'intellecto mio di soa possanza,

E di soa gratia, e del forte vighore

Del chiaro foco onde io la mente accendo,

Disïando e seguendo

A mio poter la traccia di speranza,

E come cresse il foco, e quanto avança

La gloria nostra, che ne par sì tarda,

Quando par che 'l cuor arda

Per li dolci sospir correndo al quando

Perseveranza e conterita amando.

Gira una spiera nel terzo volume

De' beni eterni del superno mondo,

Qual un piacer jocondo

Nel conspecto de dio da sé presenta.

Volgesi intorno e discende suo lume

A nostra essenza in questo cieco fondo,

A suo voler profondo,

O quanto in voi rason prenda e consenta,

De ciò convien ch'ogni creato senta

E più, e men, come io di sopra scrivo.

Questo piacer sì vivo

A cotal forza con quel per cui s'ama

Rechalo Ovidio in forma et amor chiama.

Questo Amor de cui parlo, questo bene

Muover vidi io e sciender dal suo cielo

Armato e senza velo,

Et uno strale in man con punta d'oro.

Videmi solo e come alchun convene

Pensoso alquando star per alchun çelo,

Con un singular gelo,

Come huom ch'è fuor d'amoroso lavoro.

Apto era il tempo, et io como coloro

Che pochi giorni han corso de lor vita,

Né mai havea sentita

Percossa come questa, che ritrare

Dal ciel mel fiezze e condusse ad amare.

Con questo strale et al ferire isnello

Come li piacque amor m'aperse il pecto,

E dentro a l'intellecto

Per megio il cuor quella saetta pinse,

La qual li accese un lume chiaro e bello,

Si ch'io senti' di fuor venir dilecto

Tal che volse 'l concetto

Al disiato ben, che poi me vinse.

Et una donna vidi e mi sospinse

Amor con la soa man dentro da l'anima,

Bella tanto e magnanima

Che nulla più per quel ch'io dal ver sento;

Questa me uccise, e poi me fe' contento.

Cossì sorpreso, e cossì inamorato

Più lune corse de' vaghi sospìri;

Alfin de' mei martìri

Chiamando per aiuto amore e dio,

E Katerina et Antonio beato,

Nel qual convien ch'io più divoto miri;

Perhò ch'ai miei disiri

Son stati buoni ad ogni priegho mio,

Per man di quel signor che me ferìo

Fui nel giorno sancto d'ogni sancto

Conducto ai luochi sancti,

Dove mia donna et io ne conpiacemo,

Sì che de dui voler un voler femo.

Cançon, come tu sei vaten parlando

D'amore, e di soa força e di soa gratia,

Et s'io non t'ho ben satia,

Scusami tu, ch'al don mancha la chiave.

Poi rengratia colui, che tanto m'ave

Contento come io scrivo, e poi va via,

E per qualoncha via

Trovi huom sorpreso del piacer d'amore

Diraili che l'ardore

Ch'ei sente è pace, e poi ch'al fin se viene

Mai non se prova sì perfecto bene.