Del modo di poetare
Chi militar sotto la bella insegna
De le musiche dee, Camillo, brama,
Ove campo è l'onor, tromba è la fama,
Che 'l tempo eletto a la battaglia assegna,
Di sofferenza ei ben munito e forte,
Vinca il sonno e la piuma e 'l tempo alato,
La penna impugni, e di concetti armato,
Poi salti in campo a disfidar la morte.
Non Marte sol de la milizia è nume;
Il biondo arcier sa battagliare anch'esso:
La faretra e la cetra ei porta appresso,
E di doppia virtù s'orna il suo lume.
Per dimostrar ne l'immortal Parnaso
Che dotto ingegno a guerreggiar s'accampa,
Levando al ciel la bellicosa zampa,
Alato sorge il corridor Pegaso.
Va tra 'l coro febeo l'attica diva,
Ch'a la pace, a la guerra insieme impera,
E fra lauri scotendo asta guerriera,
Fa pullular la trionfante oliva.
Vibrano ancor le Muse in mezzo i petti
Da le cetere lor musici strali,
E sanno i colpi placidi e vitali
Ferir l'orecchie e saettar gli affetti.
Deh, qual'armi prend'io, quando in amore
Mia nemica gentil mi sfida a l'armi!
La penna affilo, et avventando carmi,
Piaghe d'alma pietà le stampo al core.
Pugni dunque ciascun, che farsi vuole
Fra pindarici eroi dotto guerriero,
E 'l poetico arringo in sul cor fiero
Del suo pronto saper rapido vole.
Apra in vece di sangue e largo versi
Da sua vena gentil torrenti d'oro;
E dotto arciero, e feritor canoro,
Saettando l'oblio, scocchi i suoi versi.
Sia l'ondeggiar de le sue bell'insegne
Il ventilar de le sue carte illustri,
Ov'altri insieme e se medesmo illustri
Con istoriche trombe altere e degne.
A sì bella milizia animo accorto,
A sì vaga d'onor famosa impresa,
Entrar non può senza vergogna e offesa,
Chi ben non è disciplinato e scorto.
Non è degno di gloria in sì bell'arte,
Né men fra' vati annoverar si puote,
Chi numerando o sillabando note,
Di romanzi e di sogni empie le carte.
Titolo aver sì peregrino e degno
Merta colui ch'è per virtù gentile,
Che 'n dimostrar felicità di stile,
Con franca penna fa volar l'ingegno.
Apra libero il canto e sciolto il verso
Da la vena spedita almo poeta,
E correndo d'onor l'eccelsa meta,
Cerchi stile emular purgato e terso.
Chi con troppa durezza i carmi tira,
E ritrova al cantar suono discorde,
O spezzerà l'irrigidite corde,
O stemprarà la dissonante lira.
Tenti ignoto ad altrui calle inaccesso
Con bellissimo piè d'alma virtute,
E sdegnando calcar strade battute,
Per insolite vie poggi in Permesso.
Va su l'ali d'onor spedito e lieve,
Trova in tosco parlar novelle forme,
Chi del cigno dirceo seguendo l'orme,
Da le greche fontane ambrosia beve.
Sazie sono le Muse e schive omai
Di più sentir licenziosi amori,
Che ne' sacri laureti i casti allori,
Chi pudico non è, non coglie mai.
Da le garrule scole a pena uscito
Giovinetto scrittor, cigno inesperto,
Al più maturo in Elicona esperto
È già di porsi in paragone ardito.
Deh, come in Pindo a sorvolar mai vale
Chi di piume non ha vestito il mento!
La canuta virtù senz'ardimento
De la giovine assai più forti ha l'ale.
V'è chi sorto dal suol palustre e fosco,
D'arte misera e vil si leva audace,
E gonfio il cor di vanità fallace,
Il nome vuol di gran poeta tosco.
E 'l vulgo insano in far giudizio e stima,
Nel suo falso parer Mida secondo,
Ch'in distinguere il ver talpa è nel mondo,
Poeta appella un che garrisce in rima.
Merta nome di vate aver lui solo,
Che di sacro furor gravido il petto,
Risvegliando il poetico intelletto,
Si leva al ciel con invisibil volo.
Ch'a l'eroica virtù destando il zelo,
Giova insieme et alletta eroe divino;
E de' sensi profondi alto indovino,
La lingua scioglie e l'armonia del cielo.
Questi pugna col tempo e questi al fine
Del mortifero oblio vittoria ottiene;
Così trionfa, e trionfando viene
Di lauro eterno a coronarsi il crine.