Del pennello
Io vidi a questi giorni un buon ritratto
d'un uomo e d'una donna: erano ignudi,
dipinti insieme in un piacevol atto.
Ebbilo caro — una coppia di scudi —
ché si vedea che v'era tutto drento
ciò che può dar natura o i lunghi studi.
Io gli stetti a guardar un pezzo, attento,
ché mi parea vedergli dimenare,
come colui che n'avea contento.
Per quest'io fui forzato a giudicare
il pennel, che gli fe', degno di loda
e s'io il potrò lodarlo, io lo vò fare.
Chi è colui che a ragionar non goda
delle cose che fa questo cotale,
nato di pel de setola o di coda?
E non è uomo o donna sì bestiale,
che non cerchi d'aver delle sue cose
o di farsi ritrar al naturale.
Chi si ritrae sul letto o faticose
attitudin fa, ritto o a sedere:
chi tien qualcosa in man, chi l'ha nascose;
chi si vuol dietro ad un altro vedere;
chi vuol esser dipinto innanzi ad uno;
chi s'attien; chi fa vista di cadere.
Io non saprei contarne de' mille uno
de' diversi atti e modi stravaganti:
sapete che il variar piace ad ognuno.
Basta, che a fargli o dirietro o davanti,
a traverso, in iscorcio o in prospettiva
s'adopera il pennello a tutti quanti.
E' non è fra' cristiani arte più viva
di quella in che si mescola il pennello,
ovunque l'arte alla natura arriva.
Né bisogna a impararla un gran cervello,
perché, se un non è grosso qual bue,
gli ha chi gl'insegna, purché voglia avello.
Ma l'importanza è ch'un si ponga giue
o che un dica: “Vadane chi vuole;
io vo' dar dentro” e attenda a dar sue.
Questi fanno più fatti che parole
e trovan di quest'arte il miglior modo,
come, nel seguitar, avvenir suole.
Con voi parlare, o dipintori, io godo,
che par che per natura e' vi sia dato
d'avere un grande ingegno e fermo e sodo.
Quando vi pare aver ben lavorato
non la guardate in quattro pennellate,
ché sempre non si serve ad un ingrato
e sia mente, quando voi schizzate
o donna o uom per dipingerlo poi,
che cattiva maniera non facciate,
come disse colui: “Quando tu puoi
trovar un corpo bel, mettilo in opra;
se un altro è me' dirieto e tu lo toi”.
E non dà noia o di sotto o di sopra,
ché si mostra arte e ingegno in tutti i modi,
quando il penel con buon guardo s'adopra.
Quando tu senti un altro che ti lodi,
non far il grande e non te l'allacciare,
sta sotto e esci a tempo e cheto godi.
Ecci chi vuol che giovi disputare
sopra questa materia un po' allo stretto
e qual di lungo la lascia passare.
Io credo che sia meglio irsene a letto:
io volea dire a chi giovi il pennello
e in sin a qui non so s'io me l'ho detto,
per ben che non importa, anzi è più bello,
talvolta in questi casi colle Muse
fare a fidanza a guisa di fratello.
Ma l'uomo ha a far con certe teste buse,
che tiran sempre mai dietro ad un segno,
né val ch'altri si scuota o trovi scuse.
Però convien ch'io aguzzi l'ingegno
e ch'io veggia d'alzar questo mio stile,
s'io vo' far quella cosa ch'io disegno.
O masserizia nobile e gentile!
Entrar mi fai in un gran ginepraio
e 'n un fondo maggior che alle Tre Pile.
Ma s'io non esco, io non né vo' danaio:
io sono stato in pelaghi maggiori,
ancor ch'io non sia grande, come paio.
Con che si fanno i re, gl'imperatori,
le monache, gli abati, asini e buoi?
Con questo solo, intinto ne' colori!
Che cosa troveremo dietro a noi
che ci giovasse e facesse favore
quanto questa? Nessuna; e to' qual vuoi.
Mettiam per caso: una donna si muore;
s'ella si fa dipingere e schizzare,
lascia pure quel bene e quell'onore.
O cosa benedetta e singolare,
tu ci fai, come Dio, tornare al mondo
delle altre volte e ogni dì rifare!
S'io credessi toccarne un tratto il fondo
colle mie rime, parole e cotale
non resterei, ch'io avrei il capo biondo,
ben che una cosa, quando tanto vale,
chi la vuol trascinar con grosso ingegno,
spesso crede giovarle e le fa male.
Ma che si può più chiaro e miglior segno
aver, poi ch'ognun sa che il tuo valore
ha quasi il mondo tutto quanto pregno?
E, perché io sono anch'io pur dipintore,
io vi vo' far vedere a quel ch'è buono
il pennel grosso, il mezzano, il minore.
Que' corti e grossi al proposito sono,
quando egli accade a guazzo lavorare;
fate pur dinotar quel ch'io ragiono.
Ma quando altrui si vuole assottigliare,
e' bisogna un pennello accomodato,
che serva a quella cosa che s'ha a fare.
E questo vi sia sempre ricordato,
che ne' lavori grandi e ne' gentili
il pennel vuol aver dell'atticciato,
perocché quando son lunghi e sottili
si ripiegano in punta e piglian l'atto
dell'esser torti e son poltroni e vili.
I' non vo' lodar questi a nessun
patto, che ti bisogna lisciargli due ore,
se gli vuoi adoprar ad un tuo fatto.
Né per questo si scema dell'onore
al buon pennello, anzi s'accresce in grosso
e se non fosse che 'l lume si muore
io ve 'l farei veder, dov'io non posso.