DELL'ILLUSTRISSIMO E REVERENDISSIMO SIGNOR CARDINAL D'ORIA*

By Scipione Errico

Or che ridon l'erbette,

E con bel mormorio grate e gioconde

Scherzan l'aure e le fronde;

E tenera e spinosa

Destilla mel la rosa;

E molli e lascivetti

Con depinti augelletti

Gareggian dolce i miniati fior,

Spiegando il canto quei, questi gli odori;

Or che pomposo e vago,

Quasi Pattolo o Tago,

Ricco dimostra, e lieto

Oro tra vivi argenti il chiaro Oreto:

Dunque (un pastor dicea)

Se questo è ver, ne' lochi ov'io dimoro

Certo ha fatto ritorno il secol d'oro:

Ma qual nume è qua gionto

Degno di degna ed immortal memoria?

Ecco rispose allor lieta, e disse: Oria.