DESOLAZIONI

By Emilio Praga

Il marchio aspetto delle bianche chiome,

a cinque lustri errando nella vita,

vecchio come una quercia, e affranto come

un sibarita.

E lo sa Iddio se la mia perla fina,

questa infelice giovinezza mia,

profanò la sua luce adamantina

per bieca via!

Lo sa Iddio se ho vegliato al mio gioiello,

se mai vil senso l'anima mi punse;

vissi aspettando un mio fantasma bello

che mai non giunse;

vissi a fior d'acqua, fra i giunchi materni,

e il sudiciume non cercai del mondo;

ma l'empia ressa dei calci fraterni

turbava il fondo,

e, poiché il fango sal come la nube,

come l'incenso e la prece devota,

sul bianco viso del natante impube

giunse la mota!

E la beata castità del core,

la pura fede, e la placida speme,

e della mente il vergine fervore

sparvero insieme.

L'idea, la casta idea, nei penetrali

dell'anima crescente all'avvenire,

per arcano pudor raccolse l'ali,

e per morire.

Quando, un sorso del calice libato,

ti assal la pigra voluttà del tosco;

quando a tutte le maschere hai gridato:

io ti conosco!

Amico, i sogni allor sono svaniti,

e tu ti accorgi che diventi serio...

Oh invoca, allora, invoca i santi attriti

del desiderio!

Il ciel le sue benigne aure non spira

a giovinetto capo che si lagna,

ma la terra nel suo seno l'attira

per le calcagna;

e un'anima di cento anni che ingora

un odiato involucro ventenne,

geme dietro le rose e canta: è l'ora

di alzar le penne!

Oh baci, oh soli prodigati al bimbo,

ironie degli aprili e delle madri!...

Meglio una bara di due palmi, e il limbo

dei santi padri!