Di Felice Feliciano.
Io non mi sacio mai, alta Regina,
a dir di te, madre, figliola e sposa,
chiara dïana, stella matutina!
Tu sei la virga che la sancta rosa
de la radice de Iese portasti
nel puro vaso nove mesi ascosa.
Per mezo del bel fruto concordasti
l'homo con Dio, el servo col signore
e 'l suo furor antiquo mitigasti.
Per te si ascende al nostro Primo Amore,
in quella vera patria ove si gusta
eternalmente ogni dolce sapore.
Oh, se la mia domanda fusse iusta,
io chiederei a Dio per summo dono
poter guardar la tua faza venusta!
Ivi trovaria gratia, ivi perdono,
ivi misericordia, ivi pietade,
ogni acto virtüoso, honesto e buono.
In te habunda tanta caritade,
che i miser' peccator' non han refugio,
se non a l'umbra de la tua humiltade.
O advocata mia, non far indugio:
soccorri a l'alma trista e tapinella,
la qual non ha nel mondo altro rifugio!
Cara speranza mia, tu sei pur quella
per la qual spero anchor tornar al segno
del camin dritto, al lume di tua stella.
Alza la mente mia, alza l'inzegno:
tu sola electa fusti al grande offitio
del nostro Pelican che pende al legno,
ché Colui che giamai non ebbe initio,
e 'l ciel caper non pò, velato aparse
nel purissimo tuo celato hospitio:
el descender del Verbo ad incarnarse
del Spirto Sancto in te prese suo effecto,
ché tutte l'altre vie parvero scarse.
Vita, dolceza mia, summo dilecto,
celeste e precïosa margherita,
a cui mi do per servo e per subiecto,
io ti supplico e priego e chiamo aita,
per quel annuntio che fe' l'angel sancto
quando di tanto don fusti rempita,
e di divina gratia piena tanto
quanto l'humanità pò sustentare,
dal ciel infusa nel pudico manto;
per lo festivo e gratïoso andare,
plena de quel zephirro precïoso,
la madre del Baptista a visitare,
canctando quel tuo psalmo glorïoso
come celeste e gratïosa dia.
Dirol con tieco humìle e pïetoso:
— Magnifica el Signor l'anima mia,
exultando el mio spirto in sempiterno
in Dio salvarmi, come ch'el disia!
E perch'el vede el mio voler interno
de l'humil sua ancilla, in ogni gente
serò beata nel suo regno eterno:
donde in me feci lui, qual è possente,
le magne cose col suo nome sancto,
signor del cielo, patre omnipotente!
Ch'è sua misericordia, qual io canto,
di progenie in progenie a tutti voi
che seguireti l'umbra del suo manto.
Fece potentia nel suo brazo poi,
disperse gli superbi (ancor si vede)
de la sua mente, e diène gratia a noi,
ruinando i potenti de la sede,
e gli humili exaltò quanto convene,
come si mostra e per exemplo crede.
Gli exurïenti ha tuti pien' di bene,
e i richi di thesoro ha in van lassato,
c'hanno nel mondo posto ogni sua spene.
Suscepit Israel col süo nato,
ché se ricorda sua misericordia,
come che i padri nostri hanno parlato —.
Regina, tu nimica de discordia,
mostri nel psalmo tuo, s'io ben comprendo,
de humiltà signo e di vera concordia.
Madre benigna, ove 'l cuor intendo
sempre drizare al ragio di tua stella,
dove speranza e pace ognora attendo,
dolce refugio di chiunche ti appella,
scampami, Madre, dal falso ribello,
che l'anima col corpo mi martella!
Per lo admirando parto honesto e bello
del Sol Divin, che penetrò di fuore
lassando integro el virginal sugello
per li pastor' che vener con stupore
al presepe, el tuo figliol guardando,
che conservavi tutto nel tuo cuore;
per l'alegrezza che tu avesti quando
gli re de l'orïente ti trovaro
col tuo figliolo humile adorando
per presentarlo al tempio, quando el caro
Simeon sancto ne le braza el prese,
e lui e Anna in spirto prophetaro;
per la discreta fuga che diffese
da l'impio Herode tuo figlio in Egypto,
che simil crudeltà mai più s'intese;
per lo tornar che festi, com'è scripto,
finita che fu poi la vita rea
del falso re, morendo cossì afflito,
col tuo dolce figliolo in Gallilea,
timendo di Archeläo, che regnava,
doppo suo padre, in terra di Iudea;
per lo trovar nel tempio, quando stava
fra scribi e gran doctori a disputare,
e domandando molto più insignava;
per lo andare a le noze, al bel disnare,
quando dicesti: — Fati ciò ch'el dice —,
che l'acqua in vin fe' presto transmutare;
per la gran doglia che nella radice
del cuor ti giunse al tempo de la croce
del tuo figliolo, a noi tanto felice,
quando ello disse nella pena atroce:
— Dona, ecco el tuo figliolo —, e a Iovanni:
— Ecco la madre tua —, con piana voce.
O glorïosa Madre, in quanti affani
stavi, vedendo il crudel martyre
facto a Iesù con tradimenti e ingani!
Male il poteva il tuo corpo sofrire,
immaculato, puro e virginello,
e la gran doglia ti facìa languire,
e 'l palor adumbrava el viso bello:
bene il predisse el vechio benedecto
che l'alma tua trapassaria il cortello!
Dolce Maria, omai prendi dilecto,
ché quella humanità non ha più pena:
del gran misterio el corso è già perfecto.
Per lo miracol, quando la serena
luce di Phebo, che riscalda il polo,
obscura fu con la tua doglia piena;
per la laeticia, quando il tuo figliolo
apparve a gli occhi tuoi resuscitato,
per consolarte de l'amaro duolo;
per lo bel corpo suo glorificato,
sutile, trasparente in rico manto,
di somma podestà da Dio dotato;
per lo salir in ciel mirabil tanto
che fece, te presente, el Syr perfecto,
sedendo da Dio patre al dextro canto,
e per l'orar divoto e pien di effecto
che tu facevi con tanto fervore
con l'altre donne nel consortio electo;
per quella fiamma del Divino Amore
che scesi in terra nei pecti modesti
de gli credenti con perfecto cuore,
e per la gratia singular che avesti
del corpo assumpto con quella alma degna
nel summo loco di spirti celesti;
per tutti gli ati tuoi, Madre benigna,
per gli preghi che fai per noi peccanti
dinance a quel Signor che sempre regna,
mira gli amari, crudi e aspri pianti,
guarda come la morte omai mi cacia,
o glorïosa e sancta sopra i sancti!
Io mi geto alfin, Madre, in le tue bracia,
guardami, dolce Madre, da ruina!
Sempre tua voglia pensi, dica e facia,
Imperatrice summa, alta Regina.