Di Messer Giovan Battista Giraldi al Signor Bernardo Tasso
Mostro mi ha, Tasso, il mio Ambrosio gentile
de l' Amadigi vostro il primo canto,
composto in sì alto e 'n sì onorato stile,
che tra' primi scrittor v' ho dato il vanto,
e come alcun non trovo a voi simile,
quantunque i' mi rivolga in ogni canto,
così ho gran grazia al Ciel che m' abbia dato
vedere auttor qual voi saggio e pregiato.
Che come mostra sol l' unghia il leone
e la sua molta forza e 'l suo valore,
così vist' ho che senza paragone
di quest' opera illustre avrete onore.
Felice voi, cui par che Febo done
don di cu' egli mai non diè il maggiore,
acciò ch' abbiate in questa vita frale,
con nome eterno, pregio alto, immortale.
Io vorrei versi avere, et aver rime,
da potere agguagliar menoma parte
de le virtù che son tra l' altre prime
in quel che voi spiegate in queste carte,
che ancor che ve n' andiate voi sublime,
ad inalzarvi anch' io porrei ogni arte;
ma meglio è ch' io mi maravigli e taccia,
ch' onor vi dia ch' a voi non si confaccia.
Però sendo voi giunto ora a tal segno
che giunger non vi pòn lingue né penne,
bastavi ch' io comprenda con l' ingegno
le lodi vostre, e col tacer le accenne,
ché scrittor non conosco che sia degno
di dare a voi l' onor che vi convenne,
perché voi sol lodar, Tasso, possete,
e scrivendo mostrar quel che voi sete.
Dunque poi che sì largo il Dio di Delo
in voi cosparti ha suoi maggiori pregi,
perché cantando ve n' andiate al Cielo,
tra i più rari scrittori, e tra i più egregi,
se nulla può il desio che nel cor celo
di veder che vi onori ognuno e pregi,
mandate fuori questo novo lume,
che col suo chiaro il nostro scuro allume.