Diluvio universale

By Giacomo Leopardi

Dal sommo Olimpo minacciosa, e fiera

Lo sguardo volse a la terrestre mole

La Giustizia del ciel; su d'alto trono

Regnar mirò con orgoglioso aspetto

L'iniqua colpa, al suo voler le genti

Umili, e pronte calpestar superbe

Vide ogni dritto, e qual destrier, che sciolto

Il duro fren cieco infuriando corre

Pei vasti campi, e sul feroce collo

Scuote le chiome, e ovunque volge il passo

Urta, rompe, sbaraglia, e rami, e siepi:

Così rotta ogni legge il mondo insano

L'orme seguir mirò de l'empia colpa,

Sol pago del piacer, ch'ardito il rende.

Il ciglio infosca, col possente braccio

Tende l'arco di foco, e balenando

Tutte del suo furor l'ardenti freccie

Orribilmente scuote; alto dolore

Il cuor gli preme, e l'uomo iniquo, e stolto

Quasi gli spiace aver tratto dal nulla.

Il decreto è già fatto, il rio peccato

Inulto non sarà, l'empie sue macchie

L'immense laveranno acque stagnanti

D'universal Diluvio; ai venti, al mare,

Ai fiumi, a le tempeste il cenno diede

L'onnipossente braccio, e ad eseguirlo

Son pronti, e uniti gli elementi tutti.

Già la fatal procella irta le chiome

Da l'Affrico veloce, e dal suonante

Tempestoso Aquilon da l'Euro, e Noto

Cinta d'intorno al ciel l'ali dispiega;

Seguela il turbo in vorticosi, giri

L'aria fendendo, ed il flagello scuote

La grandin fiera, ed a l'immenso olimpo

Stridendo volge le fischianti penne.

Stende frattanto il nuvoloso velo

Intempestiva notte, e il sol ricopre

Di tenebroso, ferrugineo manto;

Densa caligin folta il giorno invola

A l'occhio de' mortali; il nero cielo

Illumina talor pallida striscia,

Che tra l'opaco orror tosto s'estingue;

E in mezzo al romorìo sonoro, e cupo

De la nembosa grandine scrosciante

Mugghiar s'ascolta spaventoso il tuono,

E s'ode rimbombar la valle, e il monte

A l'orrido fragor: gli austri veloci

Urtansi in fiera lotta, e l'onde immense

Del torbido Oceano ergono a gara

Come acquose montagne; i flutti orrendi

Sorgono alteri, di spumose goccie

L'aria spruzzando, e la sconvolta arena

Alzan frementi in vorticosi giri.

Muggir s'ascolta la ramosa selva,

E gli alti faggi, e le robuste quercie,

E i cerri antichi, ed i fronzuti pini

Svelti dal suol rotansi in aria, e sassi

Traggon da l'ima terra, e polve, e sterpi,

Che come oscura nube alzano al cielo

Gli austri fischianti. Il fragoroso tuono,

La grandine funesta, il rugghio orrendo

De l'atterrite belve, e dei torrenti

Il terrifico mugghio, il fremer cupo

De lo sconvolto mar, de' venti l'urlo,

Il rumorìo de' fracassati tronchi,

I gemiti, le strida, il mesto pianto

Formano orribil suon ch'insiem confuso

Fere l'orecchio, e spaventoso orrore

Al misero mortal funesto inspira.

Così talor de' folgori di guerra,

Che in ferrei globi il cavo bronzo scaglia

Il misto s'ode rimbombar suonante,

Ch'orribilmente sovra il cor piombando

La pavid'alma di terror percuote.

Scroscia frattanto impetuosa, e folta

La pioggia, e scorre torbida, e spumosa

Giù per le roccie de' sassosi monti,

E rotolando insiem cappanne, e greggi

Empie le valli, ed ogni pian ricopre.

Mugge sconvolto il mar da l'imo fondo,

E gonfio incalza l'un co l'altro i flutti,

Che da le sponde usciti ai fiumi incontro

Si lanciano spumosi, e insiem ritornano

La piena ad ingrandir, che già scorrevole

Sui vasti campi rigonfiante domina.

Tremante il Pastorel destasi, e fuori

Esce de la cappanna, e vede intorno

L'acqua ondeggiar fra gli olmi, e fra le quercie

Che l'alte cime han sormontate, e vinte.

Desta la moglie in fretta, e i figli ignudi

Toglie dal sonno, e su per l'erta rupe

Con essi in braccio ansante il piè rivolge.

Striscia più volte, e cade, e sorto appena

Torna di nuovo a rotolar nel fango,

Di cui le mani ha lorde, e il volto tutto.

Terge le luci, e indietro volto il guardo

Vede la greggia galleggiar su l'onde,

Ch'han già coperto il povero tugurio.

Su l'erta cima de l'eccelso colle

Carpon carpone, e mani, e piedi usando

Tenta arramparsi; gli è di sprone al fianco

Lo spavento, il terrore, il pianto, il duolo.

Altri già vede per diverse parti

Per simile cagion mescendo a l'acque

Lacrime a rivi verso l'alte vette

Indirizzarsi scarmigliati, e mesti.

Il tuon frattanto si raddoppia, e siegue

Più folta sempre a roversciar la pioggia,

E già de' monti le più alte cime

Son minacciate da l'ondoso piano.

Gli alteri faggi, ed i robusti cerri

Piegan d'umane genti al grave pondo,

Che s'arrampar su gli ondeggianti rami

Per iscansar di morte il crudo artiglio.

Ma de la piena l'orgogliosa possa

Quì pur gli ha giunti, e capovolti a basso

Seco gli tragge, e de le quercie altere

Su le frondose cima i muti pesci

Posan tremanti: e colli, e gioghi alpestri,

Regni, e cittadi dispariro, e tutta

Restò l'iniqua terra a l'onde in preda.

"Riversi, semivivi, boccheggianti"

Popoli, e Regi, e imbelli, e forti, e vili,

Possenti, e ricchi a le ruine immense

Misti del mondo intero infra i spumosi,

Torbidi flutti aggiransi ondeggiando.

Scorre frattanto minaccioso, e truce

Il celeste furor, la mano impugna

Ignita spada, ed il severo ciglio

Terrore inspira; con il piè calpesta

Le sventurate genti, e dentro al cupo

Spaventoso de l'acque orrido seno

Spinge le fredde salme, e a vol trapassa.

Misero mondo! annubilata, e mesta

Siede natura, l'universo intero

Innabissato giace, e sul funesto

Tremendo scempio grandeggiar si vede

La Giustizia del ciel; da l'alto trono

Con minaccioso, fulminante aspetto

Del possente suo sdegno ella rimira

I spaventosi effetti; accanto ad essa

Di mille vite, e mille ancor fumante

Scuote l'acciar l'inevitabil morte,

E a' piedi suoi da ferrei lacci stretta

Giace l'iniqua colpa alto-fremente,

E d'ogni parte il suo funesto regno

Vede atterrato da la spada ultrice

Del Divino furor: geme la terra,

Innorridisce il ciel, freme Natura,

La semispenta umanitade afflitta

in alto orrore immersa, e il mondo intero

Del delitto compiange i tristi effetti.