Diluvio universale
Dal sommo Olimpo minacciosa, e fiera
Lo sguardo volse a la terrestre mole
La Giustizia del ciel; su d'alto trono
Regnar mirò con orgoglioso aspetto
L'iniqua colpa, al suo voler le genti
Umili, e pronte calpestar superbe
Vide ogni dritto, e qual destrier, che sciolto
Il duro fren cieco infuriando corre
Pei vasti campi, e sul feroce collo
Scuote le chiome, e ovunque volge il passo
Urta, rompe, sbaraglia, e rami, e siepi:
Così rotta ogni legge il mondo insano
L'orme seguir mirò de l'empia colpa,
Sol pago del piacer, ch'ardito il rende.
Il ciglio infosca, col possente braccio
Tende l'arco di foco, e balenando
Tutte del suo furor l'ardenti freccie
Orribilmente scuote; alto dolore
Il cuor gli preme, e l'uomo iniquo, e stolto
Quasi gli spiace aver tratto dal nulla.
Il decreto è già fatto, il rio peccato
Inulto non sarà, l'empie sue macchie
L'immense laveranno acque stagnanti
D'universal Diluvio; ai venti, al mare,
Ai fiumi, a le tempeste il cenno diede
L'onnipossente braccio, e ad eseguirlo
Son pronti, e uniti gli elementi tutti.
Già la fatal procella irta le chiome
Da l'Affrico veloce, e dal suonante
Tempestoso Aquilon da l'Euro, e Noto
Cinta d'intorno al ciel l'ali dispiega;
Seguela il turbo in vorticosi, giri
L'aria fendendo, ed il flagello scuote
La grandin fiera, ed a l'immenso olimpo
Stridendo volge le fischianti penne.
Stende frattanto il nuvoloso velo
Intempestiva notte, e il sol ricopre
Di tenebroso, ferrugineo manto;
Densa caligin folta il giorno invola
A l'occhio de' mortali; il nero cielo
Illumina talor pallida striscia,
Che tra l'opaco orror tosto s'estingue;
E in mezzo al romorìo sonoro, e cupo
De la nembosa grandine scrosciante
Mugghiar s'ascolta spaventoso il tuono,
E s'ode rimbombar la valle, e il monte
A l'orrido fragor: gli austri veloci
Urtansi in fiera lotta, e l'onde immense
Del torbido Oceano ergono a gara
Come acquose montagne; i flutti orrendi
Sorgono alteri, di spumose goccie
L'aria spruzzando, e la sconvolta arena
Alzan frementi in vorticosi giri.
Muggir s'ascolta la ramosa selva,
E gli alti faggi, e le robuste quercie,
E i cerri antichi, ed i fronzuti pini
Svelti dal suol rotansi in aria, e sassi
Traggon da l'ima terra, e polve, e sterpi,
Che come oscura nube alzano al cielo
Gli austri fischianti. Il fragoroso tuono,
La grandine funesta, il rugghio orrendo
De l'atterrite belve, e dei torrenti
Il terrifico mugghio, il fremer cupo
De lo sconvolto mar, de' venti l'urlo,
Il rumorìo de' fracassati tronchi,
I gemiti, le strida, il mesto pianto
Formano orribil suon ch'insiem confuso
Fere l'orecchio, e spaventoso orrore
Al misero mortal funesto inspira.
Così talor de' folgori di guerra,
Che in ferrei globi il cavo bronzo scaglia
Il misto s'ode rimbombar suonante,
Ch'orribilmente sovra il cor piombando
La pavid'alma di terror percuote.
Scroscia frattanto impetuosa, e folta
La pioggia, e scorre torbida, e spumosa
Giù per le roccie de' sassosi monti,
E rotolando insiem cappanne, e greggi
Empie le valli, ed ogni pian ricopre.
Mugge sconvolto il mar da l'imo fondo,
E gonfio incalza l'un co l'altro i flutti,
Che da le sponde usciti ai fiumi incontro
Si lanciano spumosi, e insiem ritornano
La piena ad ingrandir, che già scorrevole
Sui vasti campi rigonfiante domina.
Tremante il Pastorel destasi, e fuori
Esce de la cappanna, e vede intorno
L'acqua ondeggiar fra gli olmi, e fra le quercie
Che l'alte cime han sormontate, e vinte.
Desta la moglie in fretta, e i figli ignudi
Toglie dal sonno, e su per l'erta rupe
Con essi in braccio ansante il piè rivolge.
Striscia più volte, e cade, e sorto appena
Torna di nuovo a rotolar nel fango,
Di cui le mani ha lorde, e il volto tutto.
Terge le luci, e indietro volto il guardo
Vede la greggia galleggiar su l'onde,
Ch'han già coperto il povero tugurio.
Su l'erta cima de l'eccelso colle
Carpon carpone, e mani, e piedi usando
Tenta arramparsi; gli è di sprone al fianco
Lo spavento, il terrore, il pianto, il duolo.
Altri già vede per diverse parti
Per simile cagion mescendo a l'acque
Lacrime a rivi verso l'alte vette
Indirizzarsi scarmigliati, e mesti.
Il tuon frattanto si raddoppia, e siegue
Più folta sempre a roversciar la pioggia,
E già de' monti le più alte cime
Son minacciate da l'ondoso piano.
Gli alteri faggi, ed i robusti cerri
Piegan d'umane genti al grave pondo,
Che s'arrampar su gli ondeggianti rami
Per iscansar di morte il crudo artiglio.
Ma de la piena l'orgogliosa possa
Quì pur gli ha giunti, e capovolti a basso
Seco gli tragge, e de le quercie altere
Su le frondose cima i muti pesci
Posan tremanti: e colli, e gioghi alpestri,
Regni, e cittadi dispariro, e tutta
Restò l'iniqua terra a l'onde in preda.
"Riversi, semivivi, boccheggianti"
Popoli, e Regi, e imbelli, e forti, e vili,
Possenti, e ricchi a le ruine immense
Misti del mondo intero infra i spumosi,
Torbidi flutti aggiransi ondeggiando.
Scorre frattanto minaccioso, e truce
Il celeste furor, la mano impugna
Ignita spada, ed il severo ciglio
Terrore inspira; con il piè calpesta
Le sventurate genti, e dentro al cupo
Spaventoso de l'acque orrido seno
Spinge le fredde salme, e a vol trapassa.
Misero mondo! annubilata, e mesta
Siede natura, l'universo intero
Innabissato giace, e sul funesto
Tremendo scempio grandeggiar si vede
La Giustizia del ciel; da l'alto trono
Con minaccioso, fulminante aspetto
Del possente suo sdegno ella rimira
I spaventosi effetti; accanto ad essa
Di mille vite, e mille ancor fumante
Scuote l'acciar l'inevitabil morte,
E a' piedi suoi da ferrei lacci stretta
Giace l'iniqua colpa alto-fremente,
E d'ogni parte il suo funesto regno
Vede atterrato da la spada ultrice
Del Divino furor: geme la terra,
Innorridisce il ciel, freme Natura,
La semispenta umanitade afflitta
in alto orrore immersa, e il mondo intero
Del delitto compiange i tristi effetti.