Disertissimi viri Nicolai ceci Aretini camena elegantissima incipit: lege optime...

By Auteur inconnu

De nove cose se lamenta il mondo

A dimostrar per figura e per segno

Portar per esser gravissimo pondo.

L'opposito di questo il farìe degno

D'ogni felicità mentre ch'el dura

D'ogni malitia, e nudo d'ogni sdegno.

Perhò che contro ad ogni diritura

Le nove cose ch'el guastan son queste,

Torciendo dal suo dricto ogni misura.

E come apayan chiare e manifeste

Per l'altrui senno le colpe e gli errori,

Per fugir colladie e dishoneste.

La prima si è la forza di signori,

Sotto la qual colle volglie operando

Chacciano ogni merçè fuor di lor cori.

Cossì secondo volglia comandando,

Non secondo justitia alle fïate

E ubidir conviensi lor comando.

La seconda, o crudele iniquitate,

Aspra ella è molto et è pauroso a dire

Non tanto che d'usar tal crudeltate;

Perché non sieque nell'ira il punire

Colui ch'è degno come peccatore

Di punition ch'el non po' contradire.

Intendesi de' populi il furore;

Va·tte difendi tu dinanzi a questa

Non se risguarda il melglio del pegiore;

Ché quando adirasi la mente desta,

La vertù dorme e la ragione aquieta

Ché vestirsi di questa è mala vesta.

La terza è quando la gente indiscreta

Sotto de' rii pensier falsi e velati

Fa manifesta la soa secrieta.

Questo s'entende a tutti i confidati

Quando non tenghon fede a' confidenti

Da segretar gli animi e di soldati.

La quarta è quella che ne inghanna tanti

A esser sotto legie governati

Falsifichate in opra et in sembianti

L'openïon di doctor variati,

Seguendo lor diverse opinïoni

Se son veduti non son dechiarati.

La quinta è quella alle conclusioni,

Quelle che posson tore e dare assai

Non forse in diffenir de questïoni,

Entendosi l'ecetra di nodari,

Che dir et cetra è un lor nome dire,

Stormenti rii che non se tempran mai.

E in una ecetra dire e contradire

Falsificando quel ch'à dicto innanti

Può in una ecetra dire e contradire.

La sexta è la rea fede de' mercatanti,

Dove bastava prima una parola

Vincte alle lor fe' fermi e costanti,

Ch'oggi non bastarebbe d'una schola

Libri testimoniali a dar certeçça

Dove bastava una parola sola;

Unde bisogna haver magior chiarezza

Attender con virtù quando promette,

Ché la sagrieta fe' pocho s'aprezza.

La septima è medicinal ricette

Di medici valenti, che se fanno

A spese altrui senza lor vendette;

E s'elgli schampa, honore e fructo n'hano,

E s'altro è il non potrìa schampare,

Questa è la schusa, e chi muor se n'ha il danno.

E fanse reverire et honorare,

E ben paghar della persona morta,

Dicendo: è facto quel che se può fare.

L'octava è quella che sì mal se porta

Di chierici chiamata conscïentia,

Tal che la reverentia è meggia morta.

La nona è quando il ver ne de' sententia,

La pessima ignorantia di vilani

Fuor d'ogni discretione e conscientia;

Per questo è giuncto il mondo a male mani.