Documento di Campano. Egloga settima
Stanco per longa età Campano agricola
conviva fu del giovenetto Agrario
che di pecora ornò la mensa picola.
Era nel tempo, ohimè, tanto contrario
che 'l sole intepidito in Capricorno
giunge vicino a la stazion d'Acquario.
Mentre el fiero Aquilon scorrea dintorno
vedeasi tramontar col giorno breve
Apollo, e scolorir di tanto scorno.
Cadea gran copia di pruina lieve
e l'onda molle dal nochier depressa
fu securo camin dil Carro greve.
Poi che dal cibo fu la fame oppressa,
al foco gli restrinse el giel nemico,
ove fiamma tedal gli fu concessa.
Scazato el freddo, comminciò l'antico
a ragionar d'armenti, e de sua legge,
dil fertil piano, e d'ogni colle aprico.
Lassando Agrario el disputar dil gregge,
un dubio mosse de l'antiqua matre,
che nel primo valor più non si regge.
E disse: – O sommo e venerando patre,
narrami la cagion di tanta inopia,
unde convien che la cità ne latre.
Molti anni son che la cereal gran copia
più non responde al sterile terreno
or fatigato in la natura propia. –
Rispose: – Figlio, s'el si coglie meno,
non incolpar la universal natura,
e non dir che sia stanco el fundo ameno.
Come invechiar può mai la terra dura,
dal ciel sortita gioventute eterna,
ne la qual sempre sì formosa dura?
Anci vizio mi par de chi governa,
per la imprudenzia di quei civi nostri,
ove non è chi tal virtù discerna.
Non trovo chi la chiami o chi la mostri,
poiché a luxuria e al crapular attenti
non han pensier chi per la villa giostri.
Però, mentre ancor van spirando i venti,
dal tuo Campan breve dottrina impara,
e fa' che pronto a l'operar diventi.
Non è per senectù la terra avara,
ché la inclinata età non ha regresso,
e questa al nutrimento le ripara.
Non che troppo da te sia el campo oppresso
col nutritivo umor, ma el macro colle
veggia el suo pasto cumulato e spesso.
E mentre el fimo si conserva molle,
volgie el terreno, anzi che sia risolto
dal sol quel pingue umor che più s'extolle.
Fallo nel tempo che 'l ritondo volto
de la rosida luna si consume,
essendoli el splendor dil fratel tolto.
Ma col prato, figliol, prende costume
di saturarlo mentre si congiunge
e va crescendo al mendicato lume.
Per il seme triticeo el bue non punge
se pria non son le Atlantide sotterra,
e questo ove più tardi el freddo giunge.
Ma ne le parti ove el gran giel si serra
più tempestivo, o in pluvïosa piaggia,
settembre il seme frumentale atterra.
E molti acquarii solchi el tuo sòlo aggia,
unde la pioggia più veloce n'esca
s'avien che sopra el seme in copia caggia.
E prima che 'l fervor dil Cane cresca,
miette; ché poi giungendo atra procella
caderà il grano, degli ocei dolce esca.
Taccio el governo de la vigna bella,
ch'al longo dir vien meno el spazio corto. –
Così detto, compresse la favella.
Ma poi ch'ebbe posato el vecchio smorto
gli disse Agrario: – Or non te vinca el tedio,
o de mia cecità dolce conforto.
Se 'l longo ragionar t'ha posto assedio,
per la volucra almen che indura el morso
contra la vite, mostrami el rimedio.
Pronto rispose: – Se del pingue d'orso
anzi al putar la curva falce bagni,
questo gli presterà fidel soccorso.
Ma se copia più certa, e più guadagni
dal campo vòi, sian venerati imprima
gli dei, de' nostri ben custodi magni.
Io dico el patre Iove in sede prima,
con la matre Tellura, che sostiene
per noi tante ferite in questo clima,
e il properante sol ch'ha in man l'abene
dil tempo lieve, e la cornuta luna,
ché in tempo el frutto per costor ne viene.
Così ciascun matino, e quando imbruna,
Cerere onora, e quel Bacco giocondo,
ché 'l pane l'uno, e 'l vin l'altro raduna.
E de Robigo poi favor secundo
invocherai, con quella nobil Flora
ch'ogni fior ti conservi intacto e mondo.
Venere in l'orto, e ne l'oleto adora
Minerva, e l'alma Linfa, e Bonevento,
ch'esser devrebbe ne la villa ognora.
E se di fama vòi felice evento,
supplica per il ben d'ogni vicino,
e non por mano ne l'altrui provento. –
Così rispose quel Campan divino
con maraviglia de chi ben l' intese,
e fe' silenzio per pigliar camino.
El baculo, sua scorta, in man riprese
colui che per tanti anni era monoculo;
e mentre Agrario a ringraziar si stese,
el vechiarel ripose ai labri el poculo.