Domini Jacobi Sanguinacii Patavi viri clarissimi cantilena ellegantissima incipi...

By Auteur inconnu

Fellice chi misura ogni suo passo,

E chi de l'opra sua risguarda il fine;

Ma più chi dell'amor fu sempre casso.

Triste quel'alme altiere e pellegrine,

Che per virilità de lor coragio

Fornir credon el viagio

El qual giamai non fiece alchun sicuro.

Chi vien rubato, e chi di cima al muro

Vien spento al fondo, e chi vien perso e morto,

Altri giungendo al porto

Vien dischacciato con eterno pianto;

Lasso, ch'io so ben quanto!

Va presto in fumo, amor, la toa allegreçça

Perch'in donna non fo mai fermeçça.

O ciechi amanti, increschavi hormai

Del vostro tempo miecho indarno perso,

Cerchando pace ove non fo giamai.

Vedìti il mondo instabile e perverso,

De tradimenti pieno et de injustitia,

De invidia et d'avaritia

Non farsi d'altro che di roba cura.

El viver vostro anchor sì pocho dura

Che spender lo doveti in milglor parte,

E dispresiar quell'arte

Chi vi conduca al fiume d'Acheronte.

De alçate hormai la fronte

Ove ciascun fidele trova mercede,

Però che 'n donna non si trova fede.

Quanti sonni perduti e quante nocte,

Quante lacrime indarno sparse havete,

Quanti straccholli e quante mortal botte,

Quante terribil fame e quante sete,

Quante vigilie mai non comandate,

Quante fresche rosate,

Quante procelle et gliacci et quante calde.

Fuorno le volglie vostre sempre salde

In adorar per dio cosa terrena,

E duplicando pena

Andrete sempre mai di mal in pieggio.

Sì che mutate seggio,

Levandovi del cuor cotanta dolglia,

Ch'amor di donna è come al vento folglia.

Se non fusse ch'io temo esser inteso

Non per rispecto mio, ma per collei

Alla cui fama et laude ho sempre teso,

Tutti tremare e pianger vi farei

Parendovi mill'anni de fugire

Questo sì van disìre,

E tenirvi per spechio il mio dolore.

Io troppo ho dicto, e più non vole amore.

Dico el passato, non dico el presente,

Sì che ponite mente

Che 'l caldo vostro è di caduca palglia;

Però non ve ne 'ncalglia

Di voler per l'eterno un breve giocho,

Ch'amor di donna è come neve al focho.

Democrito so bem come sofferse

Al perder gli ochi, come Tulio dice;

Ma Juvenal altra rason intese.

O mirabil sententia, alta e fellice,

Che per fugir quel che cerchati ognora

La luce spense fuora

Un cotanto huomo, e voi non çe pensati.

Poi ricerchon le selve inhabitati

Molti morali e multi sancti ellecti,

Spresiando tal dillecti,

Fonte de mille fraude e de mille morte.

Sì che mutate sorte,

Costumi et vita finché 'l vien per tempo,

Ch'amor di donna spira in brieve tempo.

Non è sì forte cosa a mutar via

Come pensati, il facto sta nel core,

Che si dispona a fugir la più ria.

Non fu Polemo gran fornicatore,

Amator delle ponpe e della gola,

E pur intrando in schola

Di Xenofonte presto mutò stato.

Po' fu tra li philosophi nominato

Meritamente, unde crediate certo

Al'homo esser aperto

L'arbitrio de seguir ciò che li piace.

Sì che lasciati stare

Queste lascive brame e crudel stente,

Ch'ogni donna vi lascia finalmente.

Ma se nulla altra cosa vi consona,

Pensati lor diffecti e gran fastidii,

Di quali parlando ogni lingua rasona.

Mirati poi lor guerra e lor fastidii,

L'insatiabil volglie e desiderii,

Loro altereççe e imperii,

Dove far non si può mai cosa degna.

Seguendo poi la lor fetida insegna

Si perde il cielo et la salute eterna.

Aimè, chi vi governa

Fra Tantalo e Megiera a pianger sempre?

Per dio che si distempre

Questo vostro indurato et freddo core,

Che 'n donna non fu mai perfetto amore.

Il cuor habonda et di parlar la lingua

Per dirvi a pieno il vostro gran perilglio

Prima che morte tutti insieme extingua.

Ma per certo buon rispecto io vi conselglio

Di tacer per non far parlar altrui,

Et far come collui

Che disse: basta haver veduto a lano ?.

Io so che non è corpo tanto insano

Che, ponderando in brieve el mio parlare,

Non si vengha a mutare

Di volglia, di colore e di sententia.

Sì ch'io vi do licentia

Pischare in grotta contra ogni ventura,

Perché donna constante mai non dura.

Guarda, cançone, che m'intendi sola

Di queste false donne non te fide,

E quando in cerchio vide

Questi miseri amanti, a lor va presto

Per farli manifesto

Che chiunqua spiera in altro che Maria

Sì stesso enganna e comette heresia.