Domini Jacobi Sanguinatii Patavi viri clarissimi cantilena elegantissima ad illu...

By Auteur inconnu

Non perch'io sia bastante a dechiararte,

Signor mio caro, il dubio dimandato;

Ma sì come ho provato

Mi sforçarò de dir quel che ne sento.

Onde io priegho quel dio che di tal arte

Mi fa famoso per soperchii affanni,

Che li tuoi fioriti anni

Non volgli qual li mei passar di vento;

Però che le promesse e 'l viver lento

M'hanno conducto a morte con vergogna,

Et più non mi bisogna

Sperar per ben servir, se non dolore.

Perduto ho il tempo, e il fiore

Della mia età amando chi non crede,

Quest'è stata mia pace e sua mercede.

Tu m'hai pregato adonque ch'io te scriva

S'el mi par ben ch'amor ti sprona e guide,

E provar come ride

Molte fraude el cuor ch'è traditore.

Dico, signor, che ciaschadun che viva

Nella contrarietà ch'amor comanda,

Convengli usar vivanda

Che gli radopi sempre il suo dolore.

L'amor è un dolce fuoco, un soave ardore,

Una grata tempesta, un dolce male,

Un pecchato mortale,

Un schuro paradiso, un chiaro inferno.

Qualonque in suo quaderno

Se scrive con speranza d'haver pace

Quanto più spirra, tanto più se sface.

L'amore è cecheccia luminosa,

Una insatiabil fame, un van sperare,

Un giusto bescheçiare,

Una forteccia inferma, un caldo gielo.

L'amore è una letitia lacrimosa,

Un scuro giorno, una splendida nocte,

Un fele di tre cotte,

De non cognoscer suoi diffecti un velo.

L'amor è un alto abisso, un basso cielo,

Una continua tema, un basso piombo,

Un fugido palombo,

Una perpetua pace e gilosìa.

L'amor è una herisìa,

Un smentegar sì stesso e haver a nolglia,

Un soave pianto, una rabiosa giolglia.

L'amor è una acqua quieta, un viver morto,

Una immobil richeçça d'ogni orgolglio,

Un pericoloso scholglio,

Dove s'aniegha chi non se rivede.

Per amor brievemente ogni conforto

Conduce a morte l'uom che pur aspecta,

Fellice è quella setta

Che dal suo alto factore spera mercede.

Tristo è colui che per suo servir crede

Esser ritegno in donna di far guerra,

Che cossì s'apre e serra

La fede sua, sì come muove gli occhi.

Chi crede a' suoi finocchi

Escie di senno, è fuor di libertade,

Et sempre trova inganni e falsitade.

La donna è di viril sexo veneno,

Animal puzolente et prompto al male;

Uno amor ciecho e frale,

El qual sempre no stenta e poi ne uccide.

La donna cierto mai non vien a meno

Di seminar batalglie e tradimenti;

Né non val se te lamenti

Che torni muto come ella se ride.

Però s'alchun meschin è che si fide

Nelli soi guardi e nelle soe chareççe,

Lasso! quante tristeççe

Notrica la sua vita in penne et danno.

Color che cussì fanno,

Signor mio caro, sempre indarno stenta,

Et dapoi morte in ciel giamai non senta.

Da l'altra parte poi comprehendo e vedo

Non esser nominato chi amor schampa,

Perché sua altiera lampa

Non si degna far luce in basso luoco,

E, sì come altri dice, cossì credo

Che questo amor da nobiltà procede.

Però chiaro si vede

Non esser mai tal fiamma in homo scioccho.

Chi fugie tal catene e cotal focho

Sempre fa mille usure e mille mali,

Et con pensier mortali

Passa sua vita senza alcun dillecto;

Sì che sença sospecto

Dirò che 'l buon amor si fa ingegnoso

Qualonque il fugge, excelso e valoroso.

L'amor è nimico d'ogni corpo avaro,

D'ogni invidioso, d'ogni vile e tristo;

Per amor fiece acquisto

D'ogni so lode Ovidio el nostro lume;

Per amor Dante e 'l tuo Bochaccio caro,

Lasciando gli altri, haranno eterna fama.

Gentil ciaschun se chiama,

El qual se bagna ne l'amoroso fiume.

Vedi la fonte d'ogni bel costume,

D'ogni eloquentia e d'ogni bel volgare.

Quel poeta singulare

Mesier Francescho, che Firenze honora,

Per amor vive anchora.

Homini che son morti già mult'anni

Per amor non se sente i proprij danni.

Per amore scripse Homero sì alti versi,

Che sempre viverà la soa memoria;

Perpetua fama e gloria

Del buon Vergilio sempre serà al mondo.

Hai quanti furon quei spirti persi

Che vanno sença amor col capo basso!

Sempre sta orgolglio e lasso

Chi per amor non è largho e jocondo.

Amor il suo dubioso e soave piombo

Fa l'uom galgliardo, acchorto e signorile.

Le amorose sentile

Fanno ogni dur cuor benigno e pio,

Questo dolce disìo

Empie di melodia l'aer e la terra

Suona e sua pace, e dolce è la soa guerra.

Hor tutte queste giolglie e questi canti

Venghon dagli occhi delle honeste donne;

Queste son le colonne

Senza cui presto finirebbe il mondo.

Queste donne gentil con suo sembianti

Hanno virtù de rischaldar i sassi.

Milli intellecti bassi

Per donne son salliti al ciel giocondo.

Hai! quanto son di miseria in fondo

Color che senza donne viver vole;

Onde certo mi dole

Ch'altri le spreçça e fa pecchato e torto.

Non è vivo, ma morto

Chi dalle donne fuggie, al mio parere;

Perché da lor procede ogni piacere.

Sì che, signor mio caro, habime schuso

Se non concludo la toa cagione

Per le forte ragione

In cui pensando più s'endubbia il core;

Ma pur, se segui amore,

Pregoti che per savia donna velgli,

Quivi sia fine delli mei conselgli.