DONNE E POESIA
By Emilio Praga
Come un raggio di sol su un vecchio muro,
monumento futuro,
in cui di verde l'edera ha vestito
i fior che adora il profumier perito,
e, amor dei vati e amor dei ciabattini,
i pampini divini,
e i merli ai fiori e ai pampini frammisti
sogno dei paesisti;
così della tua luce, o Musa, un raggio,
rapito al paesaggio,
scenda sul viso alle fanciulle amanti,
alle meste fedeli, alle incostanti,
alle errabonde femmine infelici
di sposi cacciatrici,
a quelle che trovato uno ne hanno,
e a cuocere lo stanno!
Mostrami a nudo sotto i rai tepenti
le vedove languenti,
poveri fior che inaffiano l'infranto
stel, che rinasce coll'umor del pianto:
mostrami la signora in frange e in seta
e la serva indiscreta,
e la merciaia, e la modista, altiera
rondine della sera.
Spoglia i cuor, togli i crinolini audaci,
e tra i cerchi capaci
e tra le foglie dell'amor cadute,
indaga il sentimento e la salute!
Povero amico, aceto e cor prepara...
Ahi! bieca scena amara;
oh illusion perdute, oh telescopio
mutato in microscopio!
Vedrai che nebbia ci copria la vista
in quell'età sprovvista,
povera età, del santo raziocinio;
ah, il re Petrarca avea solo il dominio
quando insiem sognavamo alcove e seni
del nostro amor sol pieni,
e un sorriso di donna il cor ci empiea
come fa la marea!
Una fanciulla quindicenne, bianca
larva pensosa e stanca,
ci faceva tremar fibra per fibra,
né vedevam lo spettro che si libra
a tergo di ogni donna,
che al fruscio delle perle e della gonna
nascoso entro la chioma,
è il solo amante, e ambizion si noma.
Il solo amante, il prediletto amante
della fanciulla errante
mesta per via col cappellin sdruscito,
della compagna che al fatal marito
quasi a baston si appoggia;
della superba che dall'alta loggia
degna guardar la plebe,
e della fante nata sulle glebe.
Sì, la fante che arriva in sul mercato
col viso imporporato,
e in cui tu dentro al sen brunetto e tondo
sognavi l'innocenza e il far giocondo,
ha anch'essa un crinolino,
spera il mantel di seta e l'ombrellino,
e compra il cacio e il pollo,
con quattro perle false intorno al collo!
La crestaia?... misura al tuo pagare
se degno sei d'amare;
della tua borsa al nobile spessore
che particella ti può dar del core,
fino a che punto il viso
farsi gentil, per schiuderti un sorriso,
e ti misura i corni
dal numero dei nastri onde l'adorni.
Fra le eleganti, che alla fantasia
schiudono tanta via,
metà coi dolci della faccia incanti,
e metà colle vesti auree, striscianti,
e il volar dei cavalli,
e dita bianche strette in guanti gialli,
potrà forse l'amore,
dopo tanto bussar, trovarsi un core?
O pallido poeta, ecco, mia musa,
già di pallor suffusa,
getta la luce sua fra queste sete,
fra tante gemme in tanto oro sì liete;
spingi l'occhio sagace,
e tenta i cori, e cercavi una face...
Ahi! lucignoli solo
rischiarano del tuo l'ardente volo.
Se tu in mezzo alle dame, o sventurato,
giammai ti se' innoltrato,
obliando le tue rime balzane
in tasca, come bricciole di pane...
ah le ascondi pudico,
o piuttosto le dona ad un mendico,
ché il pan della tua fama
sale non ha che stuzzichi una dama!
In chi, dimmi, versar l'onda infinita,
in que' bei dì nudrita?
L'onda di un core che una volta appena
sia stato dalle muse a pranzo o a cena?
Secol decimonono,
noi dividemmo i fulmini dal tuono,
ma tu, crudel, rapisti
le scintille dai cuori, e ci punisti!
Ecco! ogni anno che scende a noi trafuga,
nella veloce fuga,
qualche sacra dei nostri avoli usanza!
Finir le serenate, e della coda
l'ondeggiar venerando,
l'epica è morta, e del teatro Fiando
già si minaccia il fato,
e cadrà dei Figini il porticato...
Piangete, alme gentili, anche l'amore
si è fatto viaggiatore;
per qualche più felice astro, infedele
ci abbandonava e spiegò al ciel le vele!
Qui, Poesia soltanto
restò sparuta a pochi mesti accanto,
a ricordar gli ardori
onde una volta arse i paterni cuori.
— Amico! al dio defunto onor di eletti
carmi donai, perdetti
assai tempo languendo, ora ci vedo,
e no, perdio! non voglio essere Alfredo
s'esser non posso Arturo!
Amor, riposa in pace, astro maturo:
amico, ai campi, ai campi;
e addio di cuore, o femminili inciampi!
Oh sì, amerem della natura i santi
i benedetti incanti:
la montagna lucente in faccia a noi,
i salici curvati ai lavatoi,
il lago specchio delle stelle, e i molli
clivi dei nostri colli,
e i fior del prato, e i ruminanti bovi
giacenti in mezzo ai rovi.
Il noce, l'olmo, i platani romiti
ci appariran vestiti
della scorza che Iddio, sarto giocondo,
destinò lor quando cuciva il mondo,
e cogliendo tra l'erbe i gelsomini,
nudi di crinolini,
al profumo, al candor li sceglieremo,
e ghirlande faremo!
E l'aura che verrà dalla foresta,
sia risonante o mesta,
non sarà, come i femminili accenti,
il mobil velo, no, dei sentimenti;
sarà un semplice suon di ramo in ramo
un sussurro, un richiamo
da nido a nido, che darà frescura
a tutta la natura.
Sì, amico, lascia correr l'acqua al mare,
lascia i bimbi sognare,
giungeranno piangendo alla ragione;
lascia che dolci e candide persone
schiudan sorrisi da strappar le stelle...
noi conosciam le belle:
e colle muse al fianco, accorti eroi,
ci adorerem fra noi!