Duolsi un amante che il suo canto non può vincere la crudeltà della sua donna
Con l'ali del mio troppo ardito ingegno,
Quando dal suo mortal si scuote e svelle,
Spiego il volo talor verso le stelle:
Amor è la mia scorta, e gloria il segno.
Ma struggon l'ali al volatore indegno
Due luci ardenti e di pietà rubelle,
Ond'Icaro infelice, al sol di quelle,
Nel mar del pianto a ricader ne vegno.
Prendo ben io talor l'usata cetra,
E 'l bel nome adorato o scrivo o canto,
Per dar, novo Anfion, senso a una pietra.
Ma perché vuol de la mia morte il vanto,
O non cura, o non ode, o non si spetra;
O vuol da me, più che l'inchiostro, il pianto.