Edizione Carrer

By Ugo Foscolo

Tornava, come suole, al suo villaggio,

Dopo la fiera, il rustico mercante;

E la turba ridea che il padre e il figlio

Seguisser tardi l'asinello vôto.

Cavalca il padre. Ahi sventurato! grida

La turba per pietà del fanciulletto.

Scende il villano e il basto al figlio cede.

Or vedi padre che al figliuolo è servo!

Grida la turba. Ed il villan s'inforca

Anch'egli in groppa, e vanno. Onde la turba,

Commiserando l'asinello oppresso, ecc.

Chi attende alle parole indugia l'opre. —

Ma s'io ben opro o chi mi loda e morde,

E s'io mal opro o chi mi loda e morde:

Piova Giove o non piova avvi chi duolsi. —

Ch'altri m'accusi, Ugo Brunetti, è giusto;

Giusto, e conforme alla natura antica

Della stirpe d'Adamo. Erano quattro

I primi della terra abitatori,

E il primo capo che coprì la terra

Fu un innocente trucidato; il primo

Mortal, che, ramingando, accolse a certe

Sedi gli uomini erranti, era Caino

Fratricida.

Mancano l'armi ? Arme più cauta e certa

Non è forse la lingua ? Il masnadiero

Chiede l'oro o la vita, e la sua vita

Commette intanto al tuo valore e al boja.

Ma chi t'impiaga con parole ha seco

Il malvagio che ride, ed il ciarliero

Che lo ripete, e il popolo che crede.

Se tu affronti il nemico egli ti fugge,

O riousa e si scusa. Abbietta razza,

E invereconda!

Negra è l'acqua versata in bicchier negro.

Lascia la celia, e meco odi, o Zenone.

Poeti siamo, o bene o mal, poeti.

So: dentro a noi cotal demone ha stanza,

Che se non esce a mercar laude, addenta

L'anima. A sè virtù sola non basta.

Concedo. Il demon esce e dove trova

Medici, vati e l'altra di Minerva

Turba, e di Febo, addenta.

Togli il saver se l'apparenza togli.

Così i gigli e 'l coral, che dal sembiante

Sempre velato d'Artemisia bionda

Tralucono soavi (in cocchio passa

E gli occhi aguzza la rival contessa);

Pur quelle rose fur di naviganti

Industria e di botteghe, e mattutina

Cura del conscio specchio e delle ancelle.

E' tra costor Valerio, alto intelletto,

Uom dotto delle rette e delle curve;

Maestro sì laudato e sì perfetto

Che di Flacco l'allor diè a Bavio e Mena

Alto intelletto

Profondo sì che umano occhio nol tasta !

Valerio tace, ove ognun parla, e ghigna;

Perchè, non sai.

a cui diè l'ape,

I favi e il pungiglione ed il ronzio,

Già fama e premio han di poeta, e il volgo

Ed il palagio al for cantar risponde.

E crede e paga. Il professor, che teme,

Dalla cattedra plaude, e il sommo e l'imo,

Ubbidïente al tripode di Brera,

Plaude. Vittorio disdegnando vola,

Nè fa motto al garrir d'Aulo e di Delci.

Tutti invidian Vittorio, ei nuno invidia,

Però non fere.

Di sè poco parla;

D'ognun de' sommi, a' quali l'Orco non anco

Diè il privilegio della gloria, nulla.

Parla bensì dei dommi aurei di Bembo,

Aurei di Flacco.

Aprite a me nobile e ricco,

A me bello, a me dotto, e sapïente.

Chi ride, chi l'ha in ira, e chi 'I ricetta.

Se alcun lo caccia, il can torna e vezzeggia.

Perchè incominci, all'orbo

Prometti un soldo, e perchè lasci mille.

Altero ingegno a bassa alma è compagno.

Donna bella e pudica è terno al lotto,

O vecchio, ed uom, che fortemente eluda

La sua sventura, e i vizii de' mortali,

Non mi par frutto de' miei vili tempi.

Che seduttor t'additi, e ti commetta

In chiesa e in palco al femminile orecchio

Dell'altre marchesane, a Dio fedeli

Poichè infedele a lor fu il tempo e il mondo.

Orfano errai; di me pietà mi vinse;

Pietà, che nè di certi abbracciamenti,

Nè delle cure d'amorosa moglie.

Io non compiacqui mai l'animo mio:

Chè nè a me col mio sangue educo affanni ecc.

Allora era da porre

Studio in guadagno, e questi anni di certo

Foco aiutar e di tranquilla mensa.