Egloga nona
Appresso al vago, e dilettoso colle
D'Azzio, che d'Azzio antico il nome serba,
A cui con l'onde eternamente fiede
Adria adirato il discosceso piede,
Là 've 'l placido Isauro in mar diffonde
Da picciol vaso l'onde,
Si ritrovaro un giorno Ila e Berino
Ad oprar gli ami, e l'impiombato lino.
Ila, de la sua età nel primo fiore,
A pena il mento avea
Di piuma giovenil d'intorno asperso;
E così fiero ardore
Nel core accolto avea,
Che quasi ei n'era in cenere converso,
Né trovava riparo
A l'importuno suo dolore amaro.
Berin d'età più ferma
Era, e d'anni più grave;
Ma pur di lui non meno
Avea la mente inferma
Del mal d'amor, ch'affligge, et è soave.
Consapevol Berino
Era de l'amor d'Ila; Ila sapea
Ond'avea di Berin principio il pianto:
Talché per ragionar fra loro alquanto,
E temprar il dolor che 'l cor gli affanna,
Riposte ivi in disparte
E le reti e la canna,
Et assisisi insieme ove con l'ombra
Un alto sasso gli copria dal sole,
Disse ad Ila Berin queste parole.