Egloga settima

By Bernardino Baldi

Il pescator Alcon d'amore ardea

De la bella Tibrina, et ella sorda

Vie più ch'un duro scoglio, un tronco, un aspe,

Il fuggia, lo sprezzava, e prendea sdegno

Di piegar pur gli orecchi a' suoi lamenti:

Ond'ei, come torel cui l'ago infesto

Punga de l'animal che sì l'offende,

O qual destrier feroce a cui lo sprone

Di rigido corrier tormenti il fianco,

Trovar non potea loco, e non sapea

Come scoter da sé l'interna fiamma,

Ch'ognor vie più cocente in lui crescea.

Cibo non prendea mai, se non condito

D'amarissimo pianto, e se talora

Volea col dolce sonno ai moti alquanto

Riposo dar del torbido pensiero,

Sorgea qual forsennato, e dinegava

Agli occhi stanchi il solito tributo.

E fra l'altre una notte a mezzo il verno,

Quando il rigor del ciel si fa più crudo,

Agitato dal duol sen gìo veloce

Al chiuso albergo de l'amata, et ivi

Sovra un tronco s'assise che giacea

Anzi l'uscio di lei, tutto coverto

Di freddissima neve; e dopo ch'ebbe

Gran pezzo prima sospirato, e pianto,

Dal profondo del cor mandò fuor questo,

Non so s'io deggia dir canto o lamento.