Egloga X

By Berardino Rota

Or si può creder ben che ’l cigno al canto

Ceda del mergo, poi che già cantando

Melanto ha Dafni superato e vinto.

Come sel vinse? Io so ch’a forza il pianto

Il giovene per duol ritenne, quando

Di purpurea vergogna il volto tinto

In man del vincitore il pegno diede.

E quel ch’allora al pescator più dolse

Fu che Licori sua v’era presente.

Far non potrai ch’io t’abbi a dar mai fede,

Benché mel giuri: i’ so che Dafni tolse,

Così l’altr’ier cantò soavemente,

A tutti gli altri il pregio, e tu vedesti

Ne le nozze di Nisa e di Palemo

Ch’ei sol n’ebbe il tridente e la ghirlanda.

Taci, Nigello, omai; meglio potresti

Ragionar come de’ torcersi il remo,

Come la vela si raccolga o spanda,

La rete allente o tragga e con qual esca

S’ha de la canna maggior biasmo o lode,

Ché troppo in van di ciò meco contrasti.

Chi canta a par di te, chi nuota o pesca?

Misero chi ti vede, e più chi t’ode.

Taci, taci pur tu: quando cantasti?

Qual maggior pianto o più noioso strido

Udir si può che la tua voce? Al cui

Flebile suon vist’ho augelli spesso

Fuggir lasciando i figli al caro nido.

Deh se mill’occhi hai ne le cose altrui,

Perché non vedi ben prima te stesso?

Ma per saper chi più cantando avanzi,

Alza la voce, e se contender vuoi,

Ecco qui ’l pegno, ecco ’l più ardito e bello

Cane che mai vedesti, il qual pur dianzi

Un pastor diede a Cromi, e Cromi poi

In cambio il mi mandò d’un bianco augello

Ch’io li donai, né fu picciolo il dono,

Poiché Leucippe mia mel diede in segno

De la sua fé, del non suo finto ardore;

Et io dentro una gabbia, a punto sono

Oggi tre anni, il tenni; e per disdegno

Nol volsi più, ché così volse Amore.

Questo can mio, qualor vede dal lito

Saltar guizzando dentro l’acque un pesce

Ch’abbia rotta la rete o tronco l’amo,

Tosto s’attuffa in mar veloce ardito,

E con la preda fuor ritorna et esce,

E m’ode e m’obedisce ognor che ’l chiamo:

Ma tu qual pegno incontro oggi porrai?

Una sampogna io pongo, ecco, ch’a prova

Vinse a Mopso Micon sonando, et io

L’ebbi in dono da lui: questa udirai,

Qualora avien che l’aura il dì la mova,

Dolce sonar da sé. Con questa il mio

Amoroso dolor par che s’acquete,

E spesso al suon de la sua voce il mare

Lasciano i pesci e per la rena vanno,

Ond’io senza favor di nassa o rete

Me n’empio il seno; e già porian campare,

Ma gli diletta troppo il novo inganno.

Or comincia a cantare, ecco che viene

Timeta: egli dirà chi vinca o ceda.

Corri, Timeta: il nostro canto ascolta.

Corri, Timeta: il nostro canto ascolta.

Dite, ch’io pur disteso in queste arene

V’ascolterò, sia di chi vuol la preda

De la mia rete che nel mare ho sciolta.

Quando il bell’oro al vento

Spiega Licinna mia, l’aria s’infiamma

E ne gioisce innamorata intorno.

E se non ch’io ritorno

A’ miei sospiri e quelli

Movono altrove e fan minor la fiamma,

Il mondo in foco andrebbe;

Né però dentro men l’incendio i’ sento.

Or chi creder potrebbe

Che possan tanto far biondi capelli?

Quando i begli occhi gira

Al mar Leucippe mia, l’onda s’infiamma

E ne gioisce innamorata intorno.

E se non ch’io ritorno

Al pianto, acciò trabocchi

Più de l’usato e tempri in mar la fiamma,

Il mondo in foco andrebbe;

Né però men si piange entro e sospira.

Or chi creder potrebbe

Che possan tanto far sol duo begli occhi?

O Glauco, s’oggi io vinco, in ogni scoglio

Scriverò le tue fiamme ad una ad una.

O Proteo, s’oggi io vinco, in ogni scoglio

Scolpirò le tue forme ad una ad una.

Licinna a me più de l’assenzio amara,

Tu se’ la notte, il mio torbido verno.

Leucippe d’ogni dolce a me più cara,

Tu se’ il mio giorno, il mio sereno eterno.

Dimmi, qual pesce è quel che nel mar sòle

Entrar dal destro lato, uscir dal manco?

Dimmi, qual pesce è quel che parer sòle

Al caldo tempo nero, al freddo bianco?

O Dori, fa ch’io vinca, et un monile

Contesto avrai di conche e di coralli.

O Teti, fa ch’io vinca, et un monile

Contesto avrai di perle e di coralli.

Gigli, rose, due stelle al viso porta

La pescatrice mia, ch’al core i’ porto.

Avorio, ostro, due soli al viso porta

La pescatrice mia, ch’al core i’ porto.

Dimmi, qual pesce è quello, et abbi il pregio,

che d’alga e limo sol s’informa e nasce?

Dimmi, qual pesce è quello, et abbi il pregio,

che d’alga e limo sol si nudre e pasce?

Ninfe di questa fresca amica riva,

Dite, qual piaggia il mio bel sole infiora?

Ninfe di questa fresca amica riva,

Dite, qual lito il mio bel sole indora?

S’un dì Licinna mia meco pescasse,

Esser re di quest’onde io non vorrei.

S’un dì Leucippe mia meco cantasse,

Per gioia e per dolcezza io morirei.

Dimmi, qual pesce è quel che quando scorge

L’inganno, tronca l’amo e campa e fugge?

Dimmi, qual pesce è quel che quando scorge

Più queto il mar nel fondo e campa e fugge?

O figlie di Nereo, meco cantate,

Che sarà vostra la sampogna, il cane.

O Sirene, il mio canto accompagnate,

Sì ch’io ne porti la sampogna, il cane.

Quando m’ode cantar Licinna il die,

Fugge da me sdegnosa e si nasconde.

Quando Leucippe ode le pene mie,

Con un sospir pietosa mi risponde.

Qual pesce quanto tocca, abbraccia e strigne,

E l’ostriche col sasso apre et inganna?

Qual pesce il mar di sangue asperge e tigne,

Onde la vista di chi ’l segue appanna?

O quanti doni, s’io vincessi, o quante

Ghirlande aresti al tempio oggi, Portuno.

O quante reti, s’io vincessi, o quante

Canne aresti nel tempio oggi, Nettuno.

Che dirai tu, c’ha primavera al volto

Questa fera ch’io seguo e mai non giungo?

Che dirai tu, c’ha l’oriente al volto

Questa ch’io ferir cerco e mai non pungo?

Dimmi, qual picciol pesce il mare accoglie,

Che col delfin combatte e vincer pote?

Dimmi, qual picciol pesce il mare accoglie,

Che nel corso fermar gran legno pote?

O Triton, s’oggi vinco, i’ ti prometto

Alzarti un’ara intorno a quest’arena.

O Nereo, s’oggi vinco, i’ ti prometto

Sacrarti al tempio il cor d’una balena.

Qual pesce è quel che più degli altri vive

Lunge da l’acque e del suo albergo fori?

Qual pesce è quel che men degli altri vive

Tosto ch’è de la rete uscito fori?

Empi, Licinna mia, di fiori il grembo,

Poi la mia fronte ne ’nghirlanda e fregia.

Spargi, Leucippe mia, di fiori un nembo,

Poi gli raccogli e ’l sen te n’orna e fregia.

Eccoti la sampogna, e dimmi or quale

Pesce è che pesca gli altri in mezzo l’acque?

Eccoti in tutto il cane, e dimmi or quale

Pesce è che suol volar dentro de l’acque?

Gioveni pescatori, ambo felici

Vi potete chiamar, così vi done

Il mar se stesso, e sianvi i venti amici:

Il canto è pari, e pari il guidardone.