Eiusdem Simonis de Sauiotiis senensis oratio in laudibus divae Virginis et coeli...
Madre de Cristo, glorïosa e pura
Virgine benedecta, immaculata,
Donna dil ciel, colompna alta e sicura,
Sacratissima ancilla incoronata
Di quella sapïentia, eterno amore,
Per cui da l'angel fosti annuntïata.
Tu sei quel vaso in cui l'alto signore
Assumpse carne nella toa virtute,
Per tor dal primo patre nostro errore.
Tu fusti nave e porto di salute
Di sancti padri, e nostra vera guida,
Per quelle gratie ch'ài nel cielo havute.
Tu sei colei a cui tanto se grida
Misericordia, e dove ogni huom ricorre;
O felice colui che 'n te se fida!
Io non saprei giamai tanto disporre
Quanto una faviletta del tuo lume
Potrìe più degna lode e gloria torre.
Ma tu, madonna, onde il beato fiume
De virtù, de clementia, e caritade
Escie con gratia sempre e per costume,
Ascholta me, se nella toa pietade
Tu exaudisti mai un cuor contrito,
Exaudi il priegho mio pien d'humiltade.
Tu vedi il detestabile partito,
Non dico pur di me; ma la mie terra,
Che sempre il nome tuo ha reverito.
Vedi e l'ira de dio, che l'archo afferra;
Misericordia, matre, e tu il sostene,
Che 'l rimedio non ç'è se lui il diserra.
Ecco la cità toa ch'a ti ne viene,
Siena leggiadra, ch'è stata toa serva,
O dolcie matre, non te ne soviene?
Sacratissima donna, tu riserva
L'ira del filglol tuo, che sopra nui
Vedi quanto è pestifera et accerba.
Qui vinca i sancti e casti preghi tui
Disponta quella horribile saetta
Per toa virtù, ché sai che far lo puoi.
O dolcissima matre, alma perfecta,
O sancta avocatrice, honesta e pia,
Misericordia, gratia, e non vendecta.
Qui si parà tua dolce melodia
Dinançi al tuo filglolo, e l'oratione,
Qui fiorirano i preghi toi, Maria.
Ecco la cità toa, che in ginochione
Dinançi al tuo filglol non pò parlare,
Tanto è il suo pianto, e la contrictïone.
Tu sola sei, che la poi consolare,
Che ben cognossi quel che gli è mestiero,
D'onde la soi soccorrere e schampare.
Non fo mai rege sì spietato e fiero
Che non volgiesse l'ochio a qualche gratia,
Qual serà donque il tuo clemente impero.
Vedi la crudel morte che çi stratia,
Tollendo a pocho, a pocho i soi bei membri,
A divorarzi non se vede satia.
O regina del cielo, hor te rimembri
Che sempre l'hai diffesa in ogni extremo,
Per la pietà che nel tuo cuore assembri.
O sanctissima matre, che faremo?
Non ci è rimasta in terra altra speranza
Se no ne il gremio tuo a cui giremo.
Tu sei lo schudo nostro, e la baldanza,
Tu çe diffendi dalla eterna spada,
Per cui ç'è rimessa ogni fallanza.
Virgo, se amore e l'humiltà te agrada,
Quando dicesti: patre, ecco l'ancilla,
Fa che la prece mia justa non cada.
Io te ne obsecro per quella sentilla
Del superno splendor, la cui gran lampa
La nostra morte increscie dîpartilla.
Matre, tu çi socchorri, e tu ci schampa,
Tu ze recopri sotto il riccho manto
Dove nessun perisse e nullo inçampa.
Et io quel psalmo benedetto e sancto
Dico con tieco, glorïosa Iddia.
Con l'armonia del suo dolcie cancto.
Magnifica, signor, l'anima mia,
Et lo spirto mio exaltarà
Iddio salvarmi, sì come disìa.
Perché, rispoxe, tanta humilità
Di me soa vera ancilla e tutta gente
Perhò beata sempre me dirà.
D'onde me feccie a lui quale possente
Le magne cose e 'l sancto nome eterno,
Signor del cielo e patre omnipotente.
E sua misericordia in sempiterno
Di progenie in progenie tutti noi
Che sequiremo il sancto suo governo.
Feccie potentia nel suo braccio, poi
Disperse nui superbi, anchor si vede
De l'amor del cuor suo e guai a voi.
Dispose poi e superbi di sede,
E l'humili exaltò quanto convene,
Come si mostra per exemplo e crede.
Gli sancti tutti empì de sommo bene,
E ricchi del thesoro in van lassato
Ch'ànno nel mondo posta ogni soa spene.
Suscepit Isdrael ancho il suo nato
Che ricordò de sua misericordia,
Come che patri nostri hanno parlato.
Regina, tu inimica de discordia,
Mostra nel psalmo tuo, se ben l'intendo,
Amica d'humiltà, pace e concordia.
Matre, più oltre hor non mi stendo troppo,
Perhò ch'io spero che z'habbii exauditi,
Se tanta gratia nel mio cuor comprhendo.
Priegoti anchor che tutti stiamo uniti
Nui citadin, che sempre odiarsi insieme,
D'altronde siamo assai e ben puniti.
Amor mi stregne pur ch'io dica e preme
Della mia matre, poi che 'nferma jace,
Che svelta ne vedo io ogni mal seme.
Sì che la possa hormai vivere in pace.