Eiusdem Simonis senensis cantillena praestantissima incipit lege foeliciter.
Sovente in me pensando come Amore
Con diligion, dispregio, dampno e stratio
M'à guidato non satio,
Sempre infamar vo' lui, quel traditore.
Et ben ch'io rinovi il mio dolore
Per ritrar quel che m'è nel disìo fermo,
Farò come l'infermo
Che nel ramaricar prende conforto.
O traditore amor, come a gran torto
Hai schernito me, che tuo sugetto,
Simplice giovenetto,
Te fui fidel più che huom che fosse mai.
Come hai sofferto, hoymè! ch'in tanti guai
E in tanti martîr tener mia vita
Alla fin schernita
La fede toa data da te bugiarda;
E benché io faççi come quel che guarda
La stalla ben, poi ch'à perduto i boi,
De' falsi inganni toi
Serò sempre sturmento recitante.
Hoymè! ch'io credevo esser quello amante
Che te dovesse far nomar le ale,
Poi che 'l tuo aviso e male
Fo sempre in falsità e in tradimenti.
Tutte le forze de' miei sentimenti
Furon facte da te con falsi inghanni,
Le qual molti e molti anni
M'hanno tenuto in uno ardente fuocho.
Nel qual dì e nocte mai non trovo luocho,
Sempre in lacrime amare e in martìre,
Che già mi dien disìre
Di tor l'alma dal corpo con reo velo.
E non m'era rimaso adosso pelo,
Che volentier non eligesse morte,
Se non che 'n su le porte
De l'intellecto m'apparve ragione.
E cossì disse: o simplice gargione,
Ch'è quel che adimandi, e quel che cerchi?
Guarda questi soverchi,
Che ti faran schiffar gli obscuri lidi.
O sventurato, guarda in cui te fidi,
Non sai che questi di che ti lamenti,
Che primi doi parenti
Lui misse in odio al re di tanta gloria.
Ricordati, se hai lecto alchuna istoria,
Per la qual si comprende a che perilglio
È messo in cui l'artilglio
De costui entra come altrui nel core.
Non vedi tu Sanson per questo errore
Abacinato far cader le case.
Sotto le quai rimase
Con captivissime penne e afflicte?
Vidi Ansalon nell'ira de Davitte
Esser caduto e Davit con adio
Cagion di questo rio
E traditor che tanto te combatte.
Ricordate, se hai lecto, poi disfatte
Sodoma e Gomor, che profondaro
Pel vitio a dio discaro,
Sol per colpa di questo inghannatore.
Lotto divenne miser peccatore
Delle sue proprie filglie, e di fastidio,
Ch'io non so se 'l 'micidio
Che fe' Caino a lui fo tanto brutto.
Vedi Lino dal suo fratel distrutto
La nocte cruda al nimico piacere,
Et esso rimanere
Per la pietà di soa Hypermestra cara.
Se voi veder quel che d'amor s'appara
Di Machareo, che della propria sora
S'infiamma e s'innamora
Poi fugge via lei gravida lassando.
Dhe pon' cura, se vien ben pensando,
Quante milgliaia de corpi a mortal nolglia
Fur morti, poi che in Trolglia
Menò Paris la rapita Hellèna.
Vedi Achille morto per Polisèna,
Et se prima per lui languir Briseida,
E Troylo per Gryseida,
Che fo morto e stratiato a vitupero.
Odi Leandro lamentar per Ero,
Lui affoghar per lei nel salso mare,
Et l'onde lui gittare
In fine morto a pie' delle soe mura.
Vidi Ero, cognosuta la sciagura,
Gittarsi in mare, e morir sopra lui:
Dho credi tu a costui,
Che fe' aspectar Penelope Ulixe.
Cotanto tempo indarno esser Narcixe
Alla fine morì sé stesso amando,
Et Theseo triumphando
Furtar Phedra et Adriana soletta;
Lassarla sola poi in su l'isoletta
Con lacrime, che pensando io m'accoro.
Et Pasiphe d'un toro
Engravidò il Minotauro en nacque.
Et Phyllis mille volte alle salse acque
Lamenti far pel suo bel Demophonte,
Insino a mortale onte
Condotta per costui ch'è detto excelso.
Pyrramo e Tisbe alla fonte del Gelso
Moro, morir vidi ambedue inseme;
Odi quanto mal seme
È questo traditor chi pon ben mente.
Lecto hai de Gamenon fiero e possente,
Con victoria triumphando, se io non erro,
La soa donna col ferro
Per un vil priete gli tolse la vita.
E quando Dido vidi dipartita
De Enea la nave dilla soa contrada,
Con la lasciata spada
Se uccise per amor con gran ruina.
Quanti ne furon morti per Lavina,
De tutto amor cagion ne vedi spresso.
Per Deyanira Nesso
Et Hercul domator d'ogni aspro viro.
De Hippolito hai udito il gran martìro,
Che per cagion di Phedra lui fu morto;
Benché sì facto torto
Li ritornasse in doppia gran tristitia.
Amor, commetitor d'ogni injustitia,
Anchor fe' che Jason tradì Medea,
La qual facto gli havea
Acquistare il monton col velo d'oro.
Amor più fe' del cellestial coro
Sol per amor qua giù discender Giove,
E fel diventar bove
Per furtare, e rapir la bella Europa.
Aristotel, che fu huom di tanta copra,
Fece inghannare a una damigella,
La qual gli pose sella
E chaci al col, come un fantin la canna.
Lecto hai de una dongiella che 'nghanna
Virgilio, e colla lui in una canestra
Di fuor de una finestra
Lassatilo atacchato fino al giorno.
Odi che beffe, odi che gran schorno
De un tal huom fo facto per Amore,
Che 'l populo a furore
Corse a vederlo et farne diligione.
Volgiti in drieto e mira Salamone
Per amore adorò i falsi Dei,
Et odi casi rei
E da non creder cosa cossì atra.
Cesare sottoposto a Cleopatra,
Havendo quasi il mondo a suo dimìno;
Vedi poi il Re Tarquìno
Sol per colpa d'amor perder suo stato.
Più alto stil vorebbe il mio tractato,
Volendo dir del misero Antenore
Quel che propone Amore
A farlo convertir da mane a sera,
Vien discernendo con la toa mainera.
Vedi Bellice morir per Tristano;
E poi a mano, a mano
Morir costui insieme con Isotta.
Vedi Ginevra per amor condotta
Dell'altre molte, che 'l tacere è honesto;
Ma bastiti pur questo
Haver trovato vero per scriptura.
Non ritrar de lui più; ma sol procura,
Sue mai da lui havesti una dolceçça,
Che poi con doppia aspreçça
Non te sia ritornato in dispiacere.
Perhò dischaccia lui, e non volere
Per cosa vana perder la salute,
Che procede virtute
A chi vuol con ragion discerner vero.
Estirpe e svelle chi è in questo pensero
Invipulato sì come tu eri,
E guarda vituperi
Assai giugne chi da lui giuncto.
Comprhender poi con ragionevol puncto
Quanto è da biasmare ogni suo moto;
Hor fa che con divoto
Cuore a l'alta virtù te volglij dare,
Se voi qui fama e in ciel gloria acquistare.