Eiusdem Simonis Senensis viri eloquentissimi oratio incipit lege foeliciter.

By Auteur inconnu

Domine, ne in furore tuo arguas me.

Per quella caritate e vero amore,

Che mosse il redemptore

Per lo pecchar del nostro patre pio,

Et quella sancta voce hor tocchi te,

Che disse: Ave Maria di gratia plena,

Onde l'humil vergen fo repiena

Del verbo eterno in spirto de favilla,

Dicendo: ecco l'ancilla.

Assumpse carne il puro ventre e pio,

E d'huomo facto Iddio,

Senza corruptione immaculata.

O vergine beata,

Guarda la mente solo a te revolta,

E tu signor con lei non men me ascholta.

Domine, ne in furore tuo arguas me.

Per quello amor del parto benedecto,

Onde Cristo perfecto

Nacque de lei purificata e diva

E quei veraci mostri hor tocchin te,

Che inginochiaron le fiere per victoria,

Et gli angioli a' pastor cantando: gloria

Apparser con ulivo in un dolce acto.

El tempio fo disfacto,

El sparse d'olio il fonte d'acqua viva,

La vergha ancor fioriva,

Et vide Octavïano il cerchio sancto

Altro assai ch'io non canto,

Apparse nel tuo nome, o qual se sia

Vinca pietà la mia stolta follia.

Domine, ne in furore tuo arguas me.

Per soa conversione e sancta vita,

Che mostra, e insegna, e invita

Nello operare ogni altro virtuoso;

Et quella patientia hor tocchi te,

Che tocchò lui nel suo aspro martìre,

Sudò de sangue, e per nui redemìre

Tradito, preso e tutto flagelato,

Nella faccia sputato,

Con tanti stratii Cristo glorïoso;

Quale animo pietoso

Non deve ritornar con pianto a lui?

Qui l'amor de costui

Valglia al mio priegho, e se de me non cale,

Valglia il nome de lui, che sempre vale.

Domine, ne in furore tuo arguas me.

Ma qui se humilii ogni animo feroce

Per quel che stette in croce

Per racomprarci del suo proprio sangue,

Et quelle septe parole hor tocchin te,

Che disse lui conficto al sancto legno

Con corona de spin Cristo benegno,

Ferito, e per ristoro aceto e fele:

Hoymè! qual cuor crudele

Qui la soa passïon non stride e langue?

Che per torri da l'angue

Ce rachomprò de cossì vivo preçço,

Perdono, Cristo, al seçço

Puncto ch'al padre suo rendè lo spirto

E tu stai, signor mio, per tal cosa irto.

Domine, ne in furore tuo arguas me.

Hor te ricordi il piancto di Maria,

Che 'l suo figliol vedìa

Pendre in croce innanzi a gli occhii soi.

E quel sacro sepolchro hor tocchi te,

E la resurexion con premii tanti

Cavò del limbo i nostri patri sancti;

E dopo molto finalmente in cielo.

Muovati il vero gielo

Pe carità, signor, che far lo puoi;

E se io non trovo in voi

Fructo del mio sperare, in cui giamai

Tu sai ch'io so che sai;

Ma sempre servo, e serò più doctato

E sai ch'io so che mai non fosti ingrato.

Canzon, tu ne girai dal signor mio,

Et qui parrà quanto saprai parlare

Col dolce supplicare.

Se fra le toe sorelle ami corona

Tu il pregharai per quello amor de dio

Ch'io son contrito, e perhò mi perdona;

Ché naturalmente è buona,

Sempre ad misericordia apre le braccia;

Non te fia lungha traccia,

Ch'elgli è benigno, avegna che possente,

Illustre core, e natural clemente.