ELEGIA SECONDA

By Luigi Alamanni

Oggi riporta il Sol quel chiaro giorno

Che annunzia il parto onde nel mondo nacque

Chi il fa di speme e di salute adorno.

Vergin beata, per cui sola piacque

Al gran Padre del ciel mostrarsi in terra,

Ove all'estate e al gel tant'anni giacque;

Oggi per te cantando si disserra

Il santo Olimpo, e vien l'Uccel divino

Che ripon l'alme in pace, e trae di guerra.

Quanto di là dal natural confino

Ti sembrâr di colui l'alte parole

A cui stella non val, fato, o destino?

Unico esempio, e grazie eterne e sole

Il sentir sé fra tutte albergo eletta

Dell'alma luce sua dal sommo Sole!

Scaccia ogni dubbio, o Vergin benedetta;

Ben di te nascer può chi tutto puote,

Né tu, Vergin, sarai men pura e netta.

O pensier casti, umil voci e devote!

Ecco, o caro Signor, la fida ancella:

Non sian le voglie tue d'effetto vôte.

Da quel tempo stagion più chiara e bella

Venne nel mondo, che vicin vedea

Il fin promesso all'aspra sua procella.

E chi nutriti i foschi giorni avea

Di lunga speme, allor sicuro intese

Morte appressarsi d'ogni morte rea.

Quanta dolcezza al cor la vecchia prese

Che già portava in lei sì nobil pegno,

Oltre ogni creder suo nel sesto mese!

O santo frutto, e non del seme indegno

Che ancor non fatto, a lui non fatto ancora

Così chiaro d'onor mostrasti segno!

Ben pensar si potea per pruova allora

Ch'altro maggior non fia di donna nato,

Come or sa ben chi te secondo onora.

Sempre udirassi il suon sacro ed ornato

Della voce che chiama nel deserto:

Sia il cammino al Signor per voi parato.

A te sol si servò per dritto merto

Il versar l'onde alla divina fronte,

Or di nostro ire al ciel segno più certo.

Tu pria facesti al cieco mondo conte

L'alte avventure, e che a tornarlo in vita

A morte andrebbe d'ogni bene il fonte.

E tu, Vergine Madre alma e gradita,

Qual divenisti allor, ch'ogni virtude

Che il ciel contempla, in te sentisti unita?

Vergine Madre sola, in te si chiude

Quanto la terra e il ciel comprende appena

Per risaldar l'antiche piaghe e crude.

Ben sei, Madre del ciel, di grazia piena,

Poiché il tuo gran Signor dimora teco,

Che i rubelli al suo regno in pace mena.

O primo padre, o fragil troppo e cieco,

Che mal servasti al Sommo Creatore

Le giuste condizion, ch'avesti seco!

In principio creò l'alto Fattore

La terra e il ciel; ma tutti insieme tali,

Che nulla avean da lor forma e colore.

Fabbricò il tempo, e poi gli aggiunse l'ali

Onde sen fugge e di notte e di luce,

Gli anni involando ai miseri mortali.

Il polo appresso che più in alto luce

Trasse in disparte il Santo Verbo, e disse:

Sia proprio albergo alle mie stelle e duce.

Dintorno il mar, la terra in mezzo fisse,

Acciò che all'erbe, frondi, arbori e fiori

Questa il suo vago sen talvolta aprisse.

La Luna fece e il Sol, che quella fuori

Lucesse allor che il suo fratel s'asconde

Che al mondo rende i propri suoi colori.

Diede all'aere gli augelli, i pesci all'onde,

Serpi e fere alla terra, e giunse loro:

Crescete omai, che il vostro seme abonde.

Poiché in tal forma sì bell'opre fôro

Al fin produtte, pensier sacro volse

Nel giorno sesto al caro suo lavoro.

E dall'immagin sua l'esempio tolse,

E formò l'uomo, e quanto avea di bene

Scarso in molt'altri, solo in esso accolse;

Dicendo: Quanto il mar volge e contiene,

Quanto la terra in lui si stende e gira,

Tanto oggi sotto al tuo governo viene.

E tutto ciò che in lor si muove e spira

Sia per te fatto, e contro al tuo potere

Non vaglia d'animal veleno od ira.

Di pace adorno e di divin piacere,

Nel santo loco con la tua compagna

Vien tutto il tempo tuo lieto a godere.

Ma del frutto gustar che vi scompagna

Dalla grazia del ciel, fa' che ti guardi,

Ché a nulla giova chi dipoi si lagna.

O umani ingegni al bene oprar sì tardi!

Pure il gustaste, al vostro e nostro male

Vieppiù veloci allor che cervi e pardi.

Ma tu, Vergine bella, alta, immortale,

Porti oggi quel, che a questo esilio antico

La pace apporta onde lassù si sale.

O fausto giorno, all'uman gregge amico,

Luci sovra il mortal sereno e chiaro,

Poscia che il santo ventre almo e pudico

Ritorna in dolce il nostro lungo amaro.