ELEGIA TERZA
O chiaro giorno! oggi nel mondo è nato
Per cui quant'è nel mondo e nasce e vive:
Oggi si crea chi tutto ha già creato.
Vestite l'erbe e i fior, campagne e rive:
O piante e boschi, e voi le verdi fronde:
Rasserenate il ciel, dolci aure estive.
Rendete il puro argento alle vostr'onde,
Sacrati fiumi; e voi ruscelli e fonti,
Il cristallo gentil ch'in voi s'asconde.
Spogliate il bianco, voi canuti monti,
E d'un più bel color cingete intorno
Le spalle antiche e le rugose fronti.
Chi non vien lieto in sì beato giorno,
Quando esser puote? e quando ornar si deve,
Se per colui nol fa che il fece adorno?
O padre antico, il tuo peccar sì greve
Fa ch'oggi umana forma al caldo e al gelo
Il gran Fattor del Sol fra noi riceve.
Di qual profondo abisso oscuro velo
T'ombrò la mente, che di tanta pace
Privasti il mondo, e di salire al cielo?
Non lunge al Tigri in fra bei colli giace
Loco sì colmo di diletto e gioia,
Che a chi ne parla pur null'altro piace.
Ivi il fero aquilon non porta noia,
Non ghiaccio o nevi; e quando il verno arriva,
Al suo primo apparir convien che muoia.
Nasce un bel fiume di fontana viva
Che irriga tal, che Capricorno stesso
Non spoglia i fior dall'una e l'altra riva.
Ciascuna pianta ch'è dintorno ad esso
Mostra fuor tutt'i tempi e frutti e foglie,
Né invidia porta al pin, faggio e cipresso.
Non la spiga dell'erbe il verde toglie,
Ché dall'agosto non si scerne aprile,
Ma in una sola ogni stagion s'accoglie.
Ivi, senza involar l'api e l'ovile,
Menan correnti i fiumi e latte e mêle,
Viepiù del nostro qui dolce e gentile.
Non bisogna alla terra esser crudele,
Che, senza piaghe aver, campagna o colle
Non è che il cibo a chi il domanda cele.
La sacra pianta in alto i rami estolle
Con foglie di smeraldo e pomi d'oro,
Onde il poter dell'aspra morte tolle.
Questo, compìto ogni altro suo lavoro,
Il gran Padre del ciel concesse in dono
A chi prima di noi sementa fôro.
Ma tal fu posto, ahi folli! in abbandono
Il fren di Dio, che il santo messaggiero
Venne a scacciarvi dal celeste trono.
Tornò qualunque in voi vivea pensiero
Sereno e dolce allor, fosco ed amaro,
Tardi avveduto del cammin del vero.
Nudi eran prima, e poi tutte velaro
Di lor le parti che vergogna scerse,
Non nata in essi ancor quando peccaro.
Il crudel sen l'oscuro centro aperse,
E mill'altri peccati, e invidia e inganni
Tosto signori e donni al mondo fêrse.
Né senza altrui sudor colmo d'affanni
Porse più da nutrir la terra stanca,
E la vita mortal s'arrese agli anni.
L'età fugace che c'incurva e imbianca
A predar cominciò gl'ingegni e forze,
Di giorno in giorno, fin che tutto manca.
Suggette fersi le terrene scorze
A febbri e morbi, onde talor conviene
Che in noi l'aura vital verde s'ammorze.
Poi quel che duol più di tutt'altre pene
È che tolto ne fu montar là dove
Siede perfetto e puro il sommo Bene.
Ma rallegriamci omai, che tanta piove
Grazia nel mondo, ch'è quaggiù disceso
Chi l'esilio del ciel da noi rimuove.
O gran Parente che l'hai primo offeso,
Ecco che vien per riportarten seco,
Non d'ira no, ma di pietade acceso.
Annunzia agli altri che per te son teco:
Oggi è nel mondo chi le chiavi apporta
Per trarne al ciel di questo abisso cieco.
O santa veramente e fida scorta
Che al glorïoso gran viaggio avrete,
Che dell'albergo suo ben sa la porta!
Tu, popol, che vivendo hai fame e sete,
Vedi un che reca sì dolce esca e vino,
Che non simil tra noi si coglie o miete.
Sceso è dall'ovil suo l'Agnel divino,
Che d'altrui fallo a se medesmo chiede
Pena, e s'astringe al natural confino.
E se non han di ciò miei detti fede,
Guarda orïente, ove la stella luce
A cui la notte il suo bel carro cede.
Va' verso lei che ti fia insegna e duce,
Ch'anco ai tre Saggi andò scorgendo i passi,
E segui pur dove il cammin t'adduce.
Vedrai la Vergin, che umilmente stassi
In picciola capanna, e il figlio accanto,
E il fido sposo, dal gel vinti e lassi.
Poveri tal, che non han tutti quanto
Basti a coprir le sante membra tue,
O Frutto al nostro ben bramato tanto.
Sopra il fien giaci, e l'asinello e il bue
Coi caldi spirti lor tornan talora
Al prezïoso cor le forze sue.
Colui che il cielo, il mar, la terra adora,
Umil, negletto e in tanta povertade?
Ahi folle è, Povertà, chi non t'onora!
Questa torna oggi l'aurea prima etade
Più che fosse ancor mai lieta nel mondo:
Per lei grazia rimonta, esilio cade.
O dì sacro, seren, chiaro e giocondo!