EPISTOLA DI CATULLO AD ORTALO

By Ugo Foscolo

Sebben me per dolor vigil consunto

Dalle Vergini dotte or discompagni

Malinconia; nè delle Muse io possa

Esprimer dalla mente i dolci parti

In tal burrasca di sciagure ondeggia!

Però che al mio fratel l'acqua che move

Torpidamente dal gorgo Leteo

Il piè pallido lava, e strugge grave

Sul lito Roëteo a l'Iliaca terra

Lui per sempre da' nostri occhi rapito

Ti parlerò più mai? T'udrò narrarmi

I tuoi fatti, o fratel? Te vedrò mai,

O della vita mia più desiato?

Ben t'amerò; ben sempre io la tua morte

Con doloroso verso andrò gemendo,

Siccome all'ombra di frondosi rami

Geme del divorato Itilo i fati

Daulia cantando. – Pur fra tanto lutto

Questi, Ortalo, da me carmi tentati

Del Battiade t'invio, perchè non forse

Le tue parolea errante aura fidate

Tu invan credessi,e dal cor mio sfuggite.

Talor pomo così dono furtivo

Dell'amator dal casto grembo sdrucciola

Di verginella, cui (mentre in piè balza,

Della madre all'arrivo, e obblia meschina

Che riposto il tenea sotto la molle

Veste) già casca, e ratto si devolve

Con lubrico decorso. A lei discorre

Conscio rossore sul companto viso.