ESORTAZIONE DE LA PACE TRA L'IMPERADORE E IL RE DI FRANCIA.
O Re, o Imperador, temete e amate
il Padre universal, perch'è Dio in terra
per giovar tanto a Dio quanto ch'a noi,
e lo sdegno che gli animi ci afferra
per consiglio di lui umiliate,
che del par veramente ama ambi doi;
principi invitti, non vedete voi
con qual fervido amor, con quale affetto
il comun vostro ben cerca Clemente?
Egli e Cristo vorria che a l'Oriente
oferiste concordi il ferro e 'l petto,
che fora altro suggetto
ch'adesso e sempre star con l'armi in mano,
acquistando e perdendo ognor Milano.
Domar de 'l Turco ogni expugnabil parte
più gloria vi saria, vita più eterna
che l'Italia tener sempre im–paura.
Superbissima e iniqua turba externa,
Italia è nostra, e a noi la diede im–parte
quando compartì 'l mondo la natura;
e che sia 'l ver ponetici voi cura,
e vedrete che l'Alpi divis'hanno
da le vostre le nostre alme contrade;
poi v'è gran biasmo insanguinar le spade
di voi medesmi, e poco onor vi danno
tutti gli uomini che sanno
che titol sacro e santo al nome avete,
e la relegion sua gli ofendete.
Ma se volete che l'immortal Chiesa
Cristianissimo l'uno, e l'altro chiami
Catolico, ponete a l'ire il freno,
né di voi stessi a l'odio l'empie fami
saziate, e nel valor de l'aspra impresa
torni il vostro furor di senno pieno,
et obedite il vero Dio terreno,
il qual vi prega, vi comanda e sforza
ch'oserviate a la fé debita fede.
E se dal voler suo torcete il piede
forse a mal grado de la viva scorza
quant'è la diva forza
conoscerete (e dicolo a buon zelo),
perché può 'l tutto il vece re del Cielo.
Tu 'l sai Francesco se pò Iulio o vale,
e tu Cesare il sai, che ad ambi ha mostro
quanto che noce e giova il suo favore.
Dunque devresti or ch'egli è 'l Signor nostro
porvi nelle man sue, che dentro è tale
qual la bontade sua lo mostra fore,
e mai non fu, né sarà mai Pastore
che sappi e possa tanto, e sempre vòle
quel ch'a Dio piace, e quel che più conviensi.
Però, Signori, i pensier vostri intensi
locate in lui con celebri parole:
ch'anco il fattor del Sole
per ch'atto il vide a reggere ogni pondo,
su le spalle gli pose il Cielo e 'l Mondo.
Non tardar, Francia, e quel somm'uom risolve
mandato a te dal vicario di·Ddio
per maggior gloria di tua magna altezza.
Carlo usa un tratto come Cesar pio,
e 'l degno nunzio di Clemente assolve
de la grazia, ch'al par del grado aprezza;
n'aspetti vostra indomita alterezza
che 'l Pontifice a vostro danno s'armi,
né che l'ira del Ciel vi piova sopra:
che d'una tanta e mal cominciat'opra
vi pentirete; e già discerner parmi
l'eclesiastiche armi
voltarsi a voi e di voi fare acquisto:
ch'è sempre la vittoria dov'è Cristo.
Né credete ch'un spirito sì chiaro,
uno a cui diede l'optima Fortuna
tanto ch'impoverì tutte le stelle,
cerchi in voi pace per viltate alcuna,
né perché gli abbia un più che l'altro caro,
ma 'l fa perché la Fama ne favelle,
e ch'ella dica in queste parti e 'n quelle:
– Per util di Iesù, Clemente im–pace
pose il Re de' Romani e 'l Re de Francia –;
che s'ei pareggiass'or vostra bilancia
(che non poterlo far sì gli dispiace),
come Pastor verace
prenderia l'arme: e nel triumfo doma
ne menerebbe Babilonia a Roma.
Ma fate pur, magnianime Corone,
poco servigio a Dio, ch'abbiam più volte
visto di voi un miserando fine,
e non eran però le forze molte
de i successori a Pier, né in sua magione
genti in consigli com'or pellegrine;
forse che 'l Ciel le grazie sue divine
ha sparse in un plebeo o in uom che tremi
o per romor di trombe o suon di squille?
Scorgonsi in la sua fronte a mille a mille
e trofei, e triumfi, e onori extremi:
et ha racolti insiemi,
nel mirabil sembiante almo e severo,
armi, relegion, la fede e 'l vero.
Però CANZON, s'a i piè di quello arrivi,
che per far lieti altrui turba se stesso,
di' che sgombri dal cor tutta la noia,
per ch'ei porrà (a tosto) il mondo in gioia,
e per bisogno Iddio ce l'ha concesso:
perché s'utile expresso
non vedea in lui sotto l'inmortal manto,
Pastor non era mai d'un gregge tanto.