FANTASMAGORIA
Color del tempo! il mondo sta sotto il ciel pesante
qual sotto il manto eterno gli ipocriti di Dante;
vengono per incerte vie coi cappucci bassi,
quasi ladri notturni, gli uomini a lenti passi.
E là sui monti come su lugubri manieri
si disegnano in fosco cavalli e cavalieri.
E noi ferisce in fronte la brezza dell'ignoto;
e noi fascia di tedio l'afa del terremoto.
Tedio e non pace! Il bufalo ritto sul colle aprico
fiuta, mugghiando, il soffio del turbine inimico;
tali accasciati all'ombra d'antiche are e di troni
i lunghi ozî tentiamo con memori canzoni.
Son ventott'anni, e Italia dormia nel cimitero;
e facea (ricordate, lettori?) un tempo nero:
nero inquieto: a un tratto squillaron le campane
come se interrogassero le nuvole lontane:
allor, novello Cristo, scossa la greve mora,
bella d'armi e di luce l'Italia saltò fuora.
E pei campi fioriti della terra de' morti
mille scheletri, come d'incanto, erano sorti;
passavano, passavano colle bandiere in testa
cantando: All'armi, all'armi ché l'Italia s'è desta!
Il sol ridea dall'alto: da' balconi addobbati
piovean sorrisi e fiori sui funebri soldati.
Or via, patria immortale, sorgi una... quarta volta,
e togliti le bende in cui t'aveano involta.
Vedi: dal vasto grigio del ciel spunta affocato
nell'estremo orizzonte gemmeo castel fatato
qual tra le fredde tenebre l'aurora boreale!
Salve, avvenir di luce!... Noi scriviamo un giornale.