FANTASMAGORIA

By Giovanni Pascoli

Color del tempo! il mondo sta sotto il ciel pesante

qual sotto il manto eterno gli ipocriti di Dante;

vengono per incerte vie coi cappucci bassi,

quasi ladri notturni, gli uomini a lenti passi.

E là sui monti come su lugubri manieri

si disegnano in fosco cavalli e cavalieri.

E noi ferisce in fronte la brezza dell'ignoto;

e noi fascia di tedio l'afa del terremoto.

Tedio e non pace! Il bufalo ritto sul colle aprico

fiuta, mugghiando, il soffio del turbine inimico;

tali accasciati all'ombra d'antiche are e di troni

i lunghi ozî tentiamo con memori canzoni.

Son ventott'anni, e Italia dormia nel cimitero;

e facea (ricordate, lettori?) un tempo nero:

nero inquieto: a un tratto squillaron le campane

come se interrogassero le nuvole lontane:

allor, novello Cristo, scossa la greve mora,

bella d'armi e di luce l'Italia saltò fuora.

E pei campi fioriti della terra de' morti

mille scheletri, come d'incanto, erano sorti;

passavano, passavano colle bandiere in testa

cantando: All'armi, all'armi ché l'Italia s'è desta!

Il sol ridea dall'alto: da' balconi addobbati

piovean sorrisi e fiori sui funebri soldati.

Or via, patria immortale, sorgi una... quarta volta,

e togliti le bende in cui t'aveano involta.

Vedi: dal vasto grigio del ciel spunta affocato

nell'estremo orizzonte gemmeo castel fatato

qual tra le fredde tenebre l'aurora boreale!

Salve, avvenir di luce!... Noi scriviamo un giornale.