FAVOLA DEL DISARMO

By Giovanni Pascoli

Il mandriano dell'Aràm riposa.

È questa l'ora che ciò ch'era in cielo

di nubi fosche, trascolora in rosa:

l'ora, che appressa ciò ch'è lungi: un velo

vela il presente, un raggio è sul passato;

ombra al deserto, luce sul Carmelo:

l'ora, o pastore del deserto ombrato,

che al tuo ricordo appressa ciò ch'è morto,

ed al tuo sonno ciò che non è nato.

Tu dormi: è pace. Ma qual urlo è sorto

rauco dall'ombra? Oh! tu dormi. Le fiere

bevono insieme a non so qual Marmorto;

scesero a bere acqua di pace, a bere

acqua d'oblìo. Perciò non temi: un'onda

sola è comune a tigri ed a pantere.

Bevono: veglia la pupilla tonda,

mentre le lingue rosse come brace

leccano l'acqua che dal muso gronda.

Pastore errante, e tu non vegli: è pace:

ogni belva disarma ora gli unghioni,

disarma l'odio del suo cuor pugnace...

No! veglia veglia! accendi i fuochi, i buoni

fuochi, in cui grande è l'umile virgulto!

Non senti come un brontolìo di tuoni?

Un bramito, un grugnito ed un singulto

di sangue: voci d'ira irrequiete:

ed ecco arde la rissa, arde il tumulto,

la guerra! Nelle cupe ombre segrete

arde la guerra: l'acqua della gora

non è bastata a tutta quella sete.

Ora, silenzio. Ma tu veglia ancora,

nutrisci il fuoco buono ed infinito;

veglia ed aspetta il raggio dell'aurora!

Qualcuno viene; solo uno: fuggito

o vincitore? Tacquero le iene.

Un urlo tuona; solo, ma ruggito;

ed è sol uno, ma leon, che viene.