FIORDALISO
Il lezioso Fiordaliso
Non avea la barba in viso;
Pur, guardate il bell'umore!
Pretendea fare all'amore.
Distruggeasi a poco a poco,
Era Silvia il suo bel foco;
Ma veniva egli all'opposto
Mal da Silvia corrisposto;
Ché a noi giunta d'oltre-mare,
Non lasciavasi adescare
Dai svenevoli, dai folli
Amorosi torcicolli
Di sventato damerino,
Che dà prova d'alma calda
Col far perdere la salda
Alle punte del solino!
Espertissima del mondo,
Conoscea, può dirsi, a fondo,
Che tra gli uomini galanti
Son moltissimi gli amanti,
Ma rarissimi fra gli uomini
Son gli amanti galantuomini;
E istruita all'altrui spese,
Che talor non passa un anno,
Ma che dico un anno? un mese,
Che lo sposo da tiranno
Fa alla moglie l'uomo addosso
E la batte a più non posso,
( Quand'ei già saria fallito,
Se i dotali ampj tesori
Non toglieano il censo avito
Dalle man dei creditori );
Essa ch'ama la sua pace,
E vuol far quel che le piace,
Sprezza i lacci e le catene;
E mi par che pensi bene.
Sicché il povero figliòlo
Era innamorato solo.
Dalle donne nell'amore
Spesso il savio ancor canzonasi,
Pensa poi chi l' appigionasi
Mostra al piano superiore!
Pur sognava ad occhi aperti
Silvia mia, di possederti;
E mattina e sera e giorno
S'aggirava a te d'intorno,
Qual farfalla ha per costume
D'aggirarsi intorno al lume.
Or suonar facea i sigilli
Con que' penduli gingilli,
Che son buoni a trastullare
Chi non sa che cosa fare;
Or prendevasi diletto
Di guardar con l'occhialetto,
Come suol per logicata
Far più d'uno alla giornata.
Il solino ora s'adatta,
Ora il fiocco alla cravatta,
Ora il bavero alla vesta,
Ora il ciuffo sulla testa
Gentilmente con la mano;
Or cammina piano piano;
Ora correr lo vedete
Perché suonin le monete.
Il pieghevole frustino
Roteare ora gli piace,
Or con quel, turbar la pace
D'un tranquillo sassolino.
Or adorno dello sprone
Di ben lustro e fino ottone,
Misurando ad arte il passo
Con metodico fracasso,
Fa la scimmia all'Anglo, o al Gallo;
Or vedevasi a cavallo,
Caval forse di vettura
E sol preso per figura,
Come fare a tanti vedi
Spensierati ganimedi.
Era Silvia alla finestra?
Egli arcando allor la destra,
Facea finta d'accennare
Qualche cosa nel passare,
Per mostrarle due galanti
Anellini di brillanti;
Cosa inver, che talor giova
D'una donna a far la prova:
Ma a far prova d'uno scaltro
Core Inglese, eh ci vuol altro!
Silvia a gioco anzi il prendeva,
E mirando quel complesso
Di follie, fra sé diceva:
Egli è questo dunque il sesso
Che di forte il nome agogna,
E di far non si vergogna
Scioccherie di simil sorte?
Ah ah! questo è il sesso forte? -
Ei che rider la vedea,
Buon augurio lo credea.
Dopo molti e molti giorni
Che girava in quei contorni;
Una sera bruna bruna,
Senza stelle e senza luna,
Ad un raggio di lampione,
Gli sembrò, su nel balcone,
Mentre fea la strada usata,
Una femmina affacciata.
Roba invero egli vedea,
E sebben non distinguea,
Pur di creder gli conviene
Che ivi sia l'amato bene,
Ed è lieto, poiché spera
Di parlarle almen di sera.
Avanzatosi il merlotto
Principiò: «psi! son qui sotto!
« È un gran pezzo che passeggio:
« Ed il frutto non ne veggio,
« Che goderti non poss'io
« Adorabile cor mio!
« Vedi tu qual son ridutto?
« Senza polpe, asciutto, asciutto;
« Per te son mostrato a dito;
« Per te ho perso l'appetito:
« Ma non parli? tu stai dura?
« Vuoi vedermi in sepoltura? »
Ei ciarlava a tutt'andare,
Seguitando a spasimare.
Ciarli, e spasimi a sua posta:
Di lassù non vien risposta.
« Non capisco niente affatto
« Quel che diavolo t'ho fatto
« Da esser meco sì ritrosa ....
« Ma via, dimmi qualchecosa! »
Ei con l'aria si confonde,
Ché nessuno gli risponde.
« Credi pur che il cor che ho in petto
« È per te pieno d'affetto;
« Fossi tu verso di me
« Qual son io verso di te! »
Disse ancor dell'altre cose,
Ma nessuno gli rispose. -
Alla fine disperato,
Che credevasi burlato,
Cavò fuori uno stiletto
Per piantarselo nel petto,
E finir come gli Eroi
Glorïoso i giorni suoi.
Pria però che venga al fatto
Così parla mezzo matto:
« Donna perfida! inumana!
« La mia speme hai resa vana?
« Ella è questa la mercede
« Che si deve alla mia fede?
« Io per te mi do la morte
« Né ti muove la mia sorte? » -
Gracchi pure a tutte prove:
Non favella, non si muove
Ciò che par l'idolo amato
Al balordo innamorato. -
E allor fu che Fiordaliso
Si sarebbe forse ucciso
Per destare in sen pietà
A sì rigida beltà;
Quando apparve nell'interna
Parte un lume di lucerna
Che scoperse il vero oggetto;
E ben vide il giovinetto
Che con Silvia non parlava,
Ma che invan così sfogava
Tante smanie e tanti ardori,
Con un vaso pien di fiori!
Voi, che in calcar le prime vie d'amore,
Giovani troppo, ed inesperti siete,
E tratti da frenetico furore
Per lanterne le lucciole prendete,
Riflettetevi bene, affinché poi
Un simil fatto non avvenga a Voi.