FIORDALISO

By Antonio Guadagnoli

Il lezioso Fiordaliso

Non avea la barba in viso;

Pur, guardate il bell'umore!

Pretendea fare all'amore.

Distruggeasi a poco a poco,

Era Silvia il suo bel foco;

Ma veniva egli all'opposto

Mal da Silvia corrisposto;

Ché a noi giunta d'oltre-mare,

Non lasciavasi adescare

Dai svenevoli, dai folli

Amorosi torcicolli

Di sventato damerino,

Che dà prova d'alma calda

Col far perdere la salda

Alle punte del solino!

Espertissima del mondo,

Conoscea, può dirsi, a fondo,

Che tra gli uomini galanti

Son moltissimi gli amanti,

Ma rarissimi fra gli uomini

Son gli amanti galantuomini;

E istruita all'altrui spese,

Che talor non passa un anno,

Ma che dico un anno? un mese,

Che lo sposo da tiranno

Fa alla moglie l'uomo addosso

E la batte a più non posso,

( Quand'ei già saria fallito,

Se i dotali ampj tesori

Non toglieano il censo avito

Dalle man dei creditori );

Essa ch'ama la sua pace,

E vuol far quel che le piace,

Sprezza i lacci e le catene;

E mi par che pensi bene.

Sicché il povero figliòlo

Era innamorato solo.

Dalle donne nell'amore

Spesso il savio ancor canzonasi,

Pensa poi chi l' appigionasi

Mostra al piano superiore!

Pur sognava ad occhi aperti

Silvia mia, di possederti;

E mattina e sera e giorno

S'aggirava a te d'intorno,

Qual farfalla ha per costume

D'aggirarsi intorno al lume.

Or suonar facea i sigilli

Con que' penduli gingilli,

Che son buoni a trastullare

Chi non sa che cosa fare;

Or prendevasi diletto

Di guardar con l'occhialetto,

Come suol per logicata

Far più d'uno alla giornata.

Il solino ora s'adatta,

Ora il fiocco alla cravatta,

Ora il bavero alla vesta,

Ora il ciuffo sulla testa

Gentilmente con la mano;

Or cammina piano piano;

Ora correr lo vedete

Perché suonin le monete.

Il pieghevole frustino

Roteare ora gli piace,

Or con quel, turbar la pace

D'un tranquillo sassolino.

Or adorno dello sprone

Di ben lustro e fino ottone,

Misurando ad arte il passo

Con metodico fracasso,

Fa la scimmia all'Anglo, o al Gallo;

Or vedevasi a cavallo,

Caval forse di vettura

E sol preso per figura,

Come fare a tanti vedi

Spensierati ganimedi.

Era Silvia alla finestra?

Egli arcando allor la destra,

Facea finta d'accennare

Qualche cosa nel passare,

Per mostrarle due galanti

Anellini di brillanti;

Cosa inver, che talor giova

D'una donna a far la prova:

Ma a far prova d'uno scaltro

Core Inglese, eh ci vuol altro!

Silvia a gioco anzi il prendeva,

E mirando quel complesso

Di follie, fra sé diceva:

Egli è questo dunque il sesso

Che di forte il nome agogna,

E di far non si vergogna

Scioccherie di simil sorte?

Ah ah! questo è il sesso forte? -

Ei che rider la vedea,

Buon augurio lo credea.

Dopo molti e molti giorni

Che girava in quei contorni;

Una sera bruna bruna,

Senza stelle e senza luna,

Ad un raggio di lampione,

Gli sembrò, su nel balcone,

Mentre fea la strada usata,

Una femmina affacciata.

Roba invero egli vedea,

E sebben non distinguea,

Pur di creder gli conviene

Che ivi sia l'amato bene,

Ed è lieto, poiché spera

Di parlarle almen di sera.

Avanzatosi il merlotto

Principiò: «psi! son qui sotto!

« È un gran pezzo che passeggio:

« Ed il frutto non ne veggio,

« Che goderti non poss'io

« Adorabile cor mio!

« Vedi tu qual son ridutto?

« Senza polpe, asciutto, asciutto;

« Per te son mostrato a dito;

« Per te ho perso l'appetito:

« Ma non parli? tu stai dura?

« Vuoi vedermi in sepoltura? »

Ei ciarlava a tutt'andare,

Seguitando a spasimare.

Ciarli, e spasimi a sua posta:

Di lassù non vien risposta.

« Non capisco niente affatto

« Quel che diavolo t'ho fatto

« Da esser meco sì ritrosa ....

« Ma via, dimmi qualchecosa! »

Ei con l'aria si confonde,

Ché nessuno gli risponde.

« Credi pur che il cor che ho in petto

« È per te pieno d'affetto;

« Fossi tu verso di me

« Qual son io verso di te! »

Disse ancor dell'altre cose,

Ma nessuno gli rispose. -

Alla fine disperato,

Che credevasi burlato,

Cavò fuori uno stiletto

Per piantarselo nel petto,

E finir come gli Eroi

Glorïoso i giorni suoi.

Pria però che venga al fatto

Così parla mezzo matto:

« Donna perfida! inumana!

« La mia speme hai resa vana?

« Ella è questa la mercede

« Che si deve alla mia fede?

« Io per te mi do la morte

« Né ti muove la mia sorte? » -

Gracchi pure a tutte prove:

Non favella, non si muove

Ciò che par l'idolo amato

Al balordo innamorato. -

E allor fu che Fiordaliso

Si sarebbe forse ucciso

Per destare in sen pietà

A sì rigida beltà;

Quando apparve nell'interna

Parte un lume di lucerna

Che scoperse il vero oggetto;

E ben vide il giovinetto

Che con Silvia non parlava,

Ma che invan così sfogava

Tante smanie e tanti ardori,

Con un vaso pien di fiori!

Voi, che in calcar le prime vie d'amore,

Giovani troppo, ed inesperti siete,

E tratti da frenetico furore

Per lanterne le lucciole prendete,

Riflettetevi bene, affinché poi

Un simil fatto non avvenga a Voi.