Follie

By Sergio Corazzini

Madonna, in vano anelo

vostre dolci parole;

per me non v'è più sole,

per me non v'è più cielo.

Io sono come avvolto

in un sogno, in un sogno

triste; io non agogno

più nulla; io non ascolto

più nulla. Il cuore trema

a volte, forte: io penso

che sia la fine, io penso

l'unione suprema.

Oh la piccola bara,

ricordo, i tetri cerei

e gli arazzi funerei,

e poi la folla ignara

e la dolente, l'organo

molle e profondo, i chini

frati benedettini

che par da terra sorgano

ne la penombra delle

colonne, fra gli altari

fiammeggianti, con vari

aspetti; e le sorelle

candide, per i banchi

lunghi, oranti, soave

coro, ne la lor grave

veste e la corda ai fianchi,

e tu, e tu, mio amore,

piccola, fra le rose

che la mia mano pose

su la fronte, su 'l cuore,

ne le mani conserte,

sopra i piedini lievi

— e tu non le vedevi

con le pupille aperte —

rose dovunque, fra i

capelli ch'io non sciolsi,

capelli per cui colsi

rose odorate mai,

su la bocca che rise,

che rise e poi si tacque

come gorgoglio d'acque

d'un sùbito divise,

su gli occhi dolci, avvinti

da una visione

ignota e poi corone,

di gigli, di giacinti,

una pioggia di petali,

e tu, e tu, mio amore

che godevi nel cuore

d'una gioia secreta

intensa, immensa e pura!

O morta ch'eri in cielo

e nel mio cuore anelo

di te, di te, creatura,

per cui arsero tutte

le mie fiammee voglie

e cadder come foglie

le speranze distrutte.

E poi la terra breve,

il cipresso diritto

come lancia, lo scritto

sopra il marmo di neve,

la croce che non seppe

Gesù, le spine, i chiodi,

i pianti che non odi

di chi, di chi non seppe

adorarti a bastanza

e le tombe e i cipressi

immobili lungh'essi

i viali ove danza

monna Morte ghignando,

e i cancelli che stridono

a ogni bara, a ogni grido

lugubre a quando a quando,

i fiori gialli che

il morto volle seco

per dirsi: «altrove io reco

fiori di terra», e

le lampadette, stelle

di cimitero, tetre

su le gelide pietre,

lugubri sentinelle,

e le grandi, notturne

ali, solcanti l'ombra

paurosa che ingombra

le tombe, i marmi, le urne...

Madonna, perdonate

se vi pensai, se forse

troppo il pensiero corse.

Madonna, perdonate.

Io vi vidi, tranquilla

in una bara, morta,

e vi sognai risorta

e il sogno ancor m'assilla

onde vano è il martoro

che l'anima dilania,

insana è questa smania

per le tue ciglie d'oro,

per le pupille gravi

di ombre, or nella morte

profondamente assorte

come quando sognavi,

per la tua bocca rossa

che non ho mai baciata

e che pure m'ha data

la dolorosa scossa,

per le tue mani stanche,

per le tue mani molli

che toccare non volli

(erano tanto bianche!),

per la voce che mai

non seppi, per i gesti

ignoti, per le vesti

che avevi e che ora avrai

nella semplice bara

fiorita; in somma tutto

amo di te, il mio lutto

sei tu, piccola cara!

Ohimè, dolce Madonna,

perdonate se forse

troppo il pensiero corse

pensandovi, Madonna.

Voi siete il Sole, io sono

un pazzo che lo segue

e non concede tregue

allo spirto mai prono,

e come suo bagliore

i cieli azzurri infiamma,

s'agita la gran fiamma

del mio inutile amore!