FRAMMENTO DI UN'ODE ALLA DUCHESSA SERBELLONI OTTOBONI
Spesso de' malinconici sapienti
Mi risi entro al mio core,
Duchessa, allor ch'io li vedea pensosi,
E con ciglia dolenti
Incrociando le palme accusar l'ore
De' nostr'anni affannosi
E gridar: nessun ben sperar non osi
Qualunque è nato ad abitar quest'orbe
Che da' mondi migliori
Cure affanni e dolori,
Quasi sentina universale, assorbe;
E in cui solo al meschin uom la sventura
Del nascere al morir la via misura.
Folli che da se stessi a sé formàro
Durevole tormento,
E i pasciuti di duol tetri e ferali
Occhi mai non alzàro
In viso a la speranza un sol momento
Che con verdissim'ali
Venìa da lunge diradando i mali.
Anzi mirando ognor veste e divisa
Mutarsi all'emisfero
E a gli uomini pensiero
E voglie a gli animai, sol essi, in guisa
D'eneo colosso, stabile a pena
Piantàr nel mezzo a sì volubil scena.
Qualor vid'io la dura alpina vetta
Bianca d'orribil gelo
Assiderar lo spettator lontano
Dissi a me stesso: aspetta
E vedrai tosto al più tiepido cielo
Sciolto di mano in mano
Scender quel freddo smalto all'oceano;
E qualor vidi spaventose nubi
Torne improvviso il giorno
E folgorando intorno
Ir minacciando grandine che rubi
Il rustico sudor, mi confortai
Dicendo: il sol, non andrà molto, avrai.
Chi osato avrebbe in que' sì neri giorni
Ch'ora spargi d'obblìo
A te predir, Duchessa, ora più lieta
E dir: fia che ritorni
Pace al tuo core; e dominar men rio
Vedremo un dì pianeta
Sul viver tuo c'ha il disperar per meta?
Io sì lieti presagi avea per certo
Formati entro al mio seno;
E tempo più sereno
Scorgea per entro all'avvenire aperto,
Non già qual Febo all'ebbra mente nostra,
Ma qual ragione a' suoi seguaci il mostra.
Come fermo e costante incontro a gli urti
Di fortuna rubella
Lungamente reggesti il petto e l'alma?
Con quai nobili furti
Togliesti a gli occhi altrui la procella,
E mostrasti la calma,
Doppia ottenendo dal combatter palma?
E la virtude istessa il tuo mal fea
A te gustar più lento,
E dell'eremo tormento
Nessuno a parte col tuo cor volea:
Però che le tue pene e i danni tui
Le parean minor mal che l'onta altrui...