FRAMMENTO DI UN'ODE ALLA DUCHESSA SERBELLONI OTTOBONI

By Giuseppe Parini

Spesso de' malinconici sapienti

Mi risi entro al mio core,

Duchessa, allor ch'io li vedea pensosi,

E con ciglia dolenti

Incrociando le palme accusar l'ore

De' nostr'anni affannosi

E gridar: nessun ben sperar non osi

Qualunque è nato ad abitar quest'orbe

Che da' mondi migliori

Cure affanni e dolori,

Quasi sentina universale, assorbe;

E in cui solo al meschin uom la sventura

Del nascere al morir la via misura.

Folli che da se stessi a sé formàro

Durevole tormento,

E i pasciuti di duol tetri e ferali

Occhi mai non alzàro

In viso a la speranza un sol momento

Che con verdissim'ali

Venìa da lunge diradando i mali.

Anzi mirando ognor veste e divisa

Mutarsi all'emisfero

E a gli uomini pensiero

E voglie a gli animai, sol essi, in guisa

D'eneo colosso, stabile a pena

Piantàr nel mezzo a sì volubil scena.

Qualor vid'io la dura alpina vetta

Bianca d'orribil gelo

Assiderar lo spettator lontano

Dissi a me stesso: aspetta

E vedrai tosto al più tiepido cielo

Sciolto di mano in mano

Scender quel freddo smalto all'oceano;

E qualor vidi spaventose nubi

Torne improvviso il giorno

E folgorando intorno

Ir minacciando grandine che rubi

Il rustico sudor, mi confortai

Dicendo: il sol, non andrà molto, avrai.

Chi osato avrebbe in que' sì neri giorni

Ch'ora spargi d'obblìo

A te predir, Duchessa, ora più lieta

E dir: fia che ritorni

Pace al tuo core; e dominar men rio

Vedremo un dì pianeta

Sul viver tuo c'ha il disperar per meta?

Io sì lieti presagi avea per certo

Formati entro al mio seno;

E tempo più sereno

Scorgea per entro all'avvenire aperto,

Non già qual Febo all'ebbra mente nostra,

Ma qual ragione a' suoi seguaci il mostra.

Come fermo e costante incontro a gli urti

Di fortuna rubella

Lungamente reggesti il petto e l'alma?

Con quai nobili furti

Togliesti a gli occhi altrui la procella,

E mostrasti la calma,

Doppia ottenendo dal combatter palma?

E la virtude istessa il tuo mal fea

A te gustar più lento,

E dell'eremo tormento

Nessuno a parte col tuo cor volea:

Però che le tue pene e i danni tui

Le parean minor mal che l'onta altrui...