Francesco Maria della Rovere Duca di Urbino.
La Real QUERCIA, che superba spande
l'ombre sue sacre in riva al bel Metauro,
il cui ceppo al soffiar d'Ostro e di Cauro
vie più divenne ognor stabile e grande,
per me, qual già solea rustiche ghiande,
fior' produsse d'argento, e frutti d'auro.
Per me de' rami ingiuriosi al Lauro
venner le Muse ad intrecciar ghirlande.
Io féi d'illustri augei le belle fronde
nido soave; e d'aureo mèl fec'io
da la scorza stillar vene feconde.
Quindi rigata dal Castalio rio
fin presso al Ciel da le felici sponde
portò scritto sa 'l tronco il nome mio.