Frottole attribuite
Accorr'uomo! ch'io muoio.
Che trar si passa il cuoio
A chi così mi manda.
La buona vivanda
Fa buono appetito.
Il duro partito
Fa l'uomo accidioso.
Con l'uomo, ch'è ritroso,
È male trafficare.
Non vada per mare,
Chi vuol viver securo.
Colui ch'è troppo duro,
È peggio d'una besta;
E pollo senza cresta
Non è però cappone.
Chi tira a sé e ripone,
Non si può chiamar oca;
La fede è già sì poca,
Che a uno soffiar fia spenta.
Chi dà buona sementa,
Ha buona speranza.
Chi va drieto amanza,
Non sa che si sia.
Non facci beccaria,
Chi non sa scorticare.
Deh! vadasi annegare,
Chi non sente di gatto.
Che vale oggi un contratto,
Se non v'assente volpe?
E pur le buone polpe
Piacciono a ciascuno.
Il bianco con lo bruno
Si fa chiamar balzano.
E pur di mano in mano
Va la gatta in sacco.
Chi vuole il buono bracco
Il castighi a buon'ora.
Né suocera, né nuora
Non si volson mai bene.
Colui riman con pene
Chi a lo ingrato serve.
La fiamma c'ha del verde,
Poco può luttare.
Tra compare e comare
Si usa prestar la staccia,
E mal si cuoce l'accia,
Io dico, senza cendere.
Chi ha poco da spendere
È molto mal veduto.
Colui non trova aiuto
Che non può render cambio.
Mulo che porta d'ambio
È dolce cavalcare.
Or sai che si vuol fare?
Stare a veder se 'l piove.
Le cinque vaglion nove
A chi sa sofferire.
Il troppo grande ardire
Si debbe biasimare.
Il vendere e 'l comprare
Non vuol poco cervello.
E non pur il cappello
Fu fatto pei tignosi.
Le lingue de' pilosi
Attizzano i gran fuochi.
Quelli son buoni cuochi
Che fan netta cucina.
Da ogni sorda lima
Si debbe l'uom guardare.
Dura cosa è aspettare
A chi ha bisogno e fretta.
Male fa sua vendetta
Chi peggiora sua onta.
Per male si conionta
La pecora col lupo.
A gorgo troppo cupo
È troppo mal passare.
Chi vuole ben volare,
Vuole aver buona esca.
Chi sotto l'acqua pesca,
Dà di gran ghignate.
Le troppo gran venchiate
Talor rompeno il cerchio.
Però nessun soperchio
Non ha perfezione.
Di mala condizione
È chi non teme Dio.
Tal crede dare un fio
Che riceve un icchisi.
Deh vada e appicchisi
Chi non ama onore.
Quello è mortal dolore
Chi cade in povertade,
Poco vale bontade
A chi non ha dinari.
Chi porta buon calzari
Non cura de li spini.
Chi ha le mani a uncini
Da lui sempre ti guarda.
Colpa, cui pena tarda
Ingenera superba.
Oh quanto ella è acerba
A inghiottire la ingiuria!
Chi impresa fa con furia
Talor si spezza il capo.
Tal si fa chiamar Lapo,
Che ha nome Giovanni.
Or guârti da l'inganni
Di que' che sono ipocri,
E da' versi mediocri,
Se non vuoi perder l'anima.
Chi troppo ti disanima,
Non è senza malizia.
Chi giace con pigrizia,
Povertà l'abbraccia,
Colui che pover caccia,
A Dio dispiaccia troppo.
Chi al favellar fa groppo
È sacco di difetto.
L'uomo che t'ha suspetto,
Non praticar con lui.
Non ti fidar d'altrui
Se tu no 'l provi prima.
Gran doglia ha chi 'l suo stima,
Poi ch'è caduto al fondo.
Secreto ch'abbia pondo,
Sempre nel cor ti serra.
Non cominciar mai guerra
Se non vedi il vantaggio,
Talor per lo grand'aggio
Si perde 'l capitale.
Chi vuol volar senz'ale
Non fa mai buon cammino.
Oh quanto è mal latino
Chi sospirando parla!
Chi troppo d'altrui sparla,
Pongasi mente intorno;
Non s'ode tanto il corno
Quanto il dir mal d'altrui.
Dove sono i gran bui
Si dàn le gran picchiate.
In reti remacchiate
Non spender mai dinaio.
Tal porta in capo il vaio
Che ha cervel di pecora.
Malvasia e grecora
Non si usan su per l'Alpe.
E' non son pur le talpe
Che han capo senza li occhi.
Con uom che 'l ver ti tocchi
Non t'adirar giammai.
Se navigando vai,
Sempre va' ritto in barca.
La soma ch'è mal carca,
Spesso va per terra.
Chi vuol la buona terra
Ogni mal erba spianti.
Gatta che porta guanti
Non piglierà mai sorci.
Chi ha a schirçar con porci
Non si faccia ermellino.
Oh quanti nel catino
Ancor mangian con Giuda!
Chi ha sua carne cruda,
Mal vestirà l'altrui.
A dir così: – già fui –
È uno accrescer doglia.
Colui che ben si ammoglia
Non ha poca ventura.
Chi sé stesso misura
Non può acquistar vergogna.
Chi troppo gatta rogna,
S'insanguina la carne.
Rade volte le starne
Manduca chi le piglia.
Tenga mano a la briglia
Chi ha ronzin che inciampi.
E senza andar per campi
Si trovan de le lappole.
Topo che mangia in trappole
Caro gli costa il lardo.
Or sai chi è ben gagliardo?
Chi d'altrui si difende.
Al levar de le tende
Si conoscon le feste.
Chi a posta altrui si veste,
Sua libertade spoglia.
Al seme o alla foglia
Cognosce l'uomo ogni erba.
Assai tesor si serba
Chi ben mantene amico.
Or nota ciò ch'io dico,
E no 'l tener a ciancia,
Che tutti a la bilancia
Ne pesa la fortuna.
E concludendo in una,
Tien per vera sentenza:
Che ciascuna scïenza
Si può bene imparare,
E da ciascuna trâre
Si puote anche buon frutto
Ma non conoscer l'uom, per certo, in tutto.