Galathea del Cavalier Giuseppe d'Arpino.
Stese già da le salse a le dolci onde
le molli braccia e candidette avea
stringendosi al suo Vago Galathea,
e già n'ardean d'Amor l'acque profonde.
Di perle, d'ostro, e d'or, ch'a le feconde
mense de l'Ocean furato avea,
ricco monil di propria man gli fea,
quand'ecco il fier Ciclopo in su le sponde.
Di sospir', di minacce un suon rabbioso
sparse e turbò de' duo la cara pace,
più del mar che 'l produsse aspro e cruccioso.
Tremò la ninfa timida e fugace,
né securo le parve il fondo algoso,
ma bramò per celarsi esser Salmace.