GARZO: PROVERBÎ

By Auteur inconnu

Acciò che sia a piacere

lo bello profferere,

conviensi che sia

con molta cortesia.

Se lo mal far m'acusa,

lo ben vole mi scusa.

Però Garzo dice

l'omor della radice

che de cim'è nutrice,

Convienmi inframettere,

per alfabeto mettere

alquanti versi,

ancor che sian diversi

proverbi per rima:

per A comincio prima.

Amore già non cura

ragione né misura.

Amante richiama

de quello che brama.

Arte dà parte

che non si diparte.

Avaro per ricchezza

non sa far larghezza.

Avere nascoso

non è fruttüoso.

Asino per nota

non sa gire a rota.

Arco per piega

gran colpo allega.

Ape raporta

frutto che conforta.

Ancella donnea,

se donna follea.

Amico fidato,

ch'al bisogno è provato.

Assessor c'ha licenzia,

guarda che sentenzia.

Àlbore fiaccare

per troppo incaricare.

Biasimo nuoce,

sanza fuoco cuoce.

Bëato si pruova

chi 'n pace si truova.

Bagno gelato

poch' e coltivato.

Ben fa si tace

chi dir non sace.

Bugia disvia

da·ssé compagnia.

Bramasi molto

di far casa e cólto.

Bella semblanza

dona speranza.

Braccio difende

quello che capo attende.

Bisogno fa fare

cosa da blasmare.

Bastone fa trottiere

villano e somiere.

Battaglia fare

non è santade.

Bontà fa ritegno

e d'omo sostegno.

Città è perita

da ch' ell' è partita.

Celato delitto,

amico diritto.

Cento peccati,

per un ben mendati.

Cera si stende

per caldo che prende.

Cibo ch'è forte

press' è alla morte.

Cicogna, per pesce

badar non le 'ncresce.

Cerbio corrente

a fonte surgente.

Cercando s'affatica

cui povertà notrica.

Cercone non s'afina

per dare medicina.

Cieco, se prende,

né lascia né rende.

Cintura fa vesta

parer più onesta.

Cicala per canto

criepa per tanto.

Dire per disdire,

megli' è a non dire.

Dinanzi ti guarda,

ché dietro non tarda.

Dubita di fare

cosa da biasmare.

Donna leale

gran tesoro vale.

Drappi e colore

fa a l'uomo onore.

Domenica per festa

ogni villan s'apresta.

Degn' è l'amore

d'aver sempre onore

Danno, da cui dato,

per colui mendato.

Derrata confusa

denaio non escusa.

Debito distrugge

chiunque no'l fugge.

Dolc' è l'altrui a prendere,

amaro pare a rendere.

Dur' è 'l becco a mugnere

e l'avaro a ugnere.

Esca fa invezza

e rete fa divèzza.

Entra per bocca

che uomo trabocca.

Eva morse

che noi torse.

Ermo fa romita

laudar per santa vita.

Esce di loco

parola per poco.

Erba ch'è amara

stomaco rischiara.

Erra la via

chi va con follia.

Eguale soma

bene condoma.

Ebriaco al vino

e passera al mulino.

Empie Iddio

lo core ch'è pio.

Etade si pruova

per vista che truova.

Estima che vale,

poi che in altezza sale.

Fede riluce

princip' e duce.

Furto fa ladrone

andar dopo 'l bastone.

Femmina tira:

per poco s'adira.

Frati con odio

non stanno in godio.

Fuggi la ressa

di femmina ingressa.

Formica sì 'ntende

al tempo che prende.

Fallimento scura

la nobile natura.

Fabro lavora

più che non adora.

Fuggi tal sire

cui non puo' disdire.

Fiori con frutti

non fanno arbori tutti.

Fatica perduta,

chi 'l mutol saluta.

Fontana fa fiume,

dottrina costume.

Gentil per natura

prende nodritura.

Già cane per traccia

non perde caccia.

Gloria vana,

se fiore, non grana.

Grazia divina

lo cor de l'uomo affina.

Gaude di villa

chi sta sopr' ella.

Guadagno con frode

non ha pregio né lode.

Gemma vertüosa

è grazïosa.

Grave peccato

fa l'omo dannato.

Gallo fa gallina

stare a sua dottrina.

Guerra che troppo basta

avere e persona guasta.

Gioco e riso

non sta sempre assiso.

Giornata fa compiuta

chi dal folle si muta.

Imperio fa lege

e corona fa rege.

In pari delitto

non ha deritto.

Igne ardente

molt' è temente.

Intrata per campare

talor si vuol pagare.

Ira fa smarrire,

lo savio infollire.

In terra di lite

non poner la vite.

Ingegno con prodezza

fa perire fortezza

Ingiuria fatta

nimistà acatta.

Invidia cotidia

tuttor omicidia.

Iudicio di Morte

sopr' ogni altr' è forte.

Iustizia dura

perc' ha dirittura.

Iudice che iudica

dé guardar che piuvica.

Korbo a carogna

non lascia per vergogna.

Karo si vende

lo dono che si prende.

Korpo ch'è pieno

fa letto di fieno.

Karta si face

perch' omo è fallace.

Kane che troppo latra

perde 'l mezzo per la quatra.

Kortesia, chi la face,

a molta gente piace.

Korte, chi l'usa,

spesso vi musa.

Kastello con cittade

poc' ha amistade.

Kasa con mura

tuttor non è sicura.

Kardinale con papa

dé guardare che sagra.

Kavalleria, chi la prende,

non dé guardare che spende.

Kólto consortato

mal è coltivato.

Leone per franchezza

regn' a prodezza.

Lupo non cura

far preda in pastura.

Ladro che 'mbola

impes' è per la gola.

Lingua mendace

con Dio non ha pace.

Lancia a cavaliere

ed arco ad arciere.

Lievre con cane

poco permane.

Larghezza è grazïosa

sopr' ogni altra cosa.

Leggere e non intendere,

poco puo' imprendere.

Lëaltade, in cui si truova,

di fin pregio si rinnuova.

La luna non dimora

in uno stato un'ora.

Lusinghiere ad amico

come passere al panico.

Loda la cosa

che ben si riposa.

Marito con moglie,

come fa, sì ricoglie.

Massaio con istaio

di maggio fa denaio.

Madre con figlia

spesso si consiglia.

Male si tocca

dolze con bocca.

Marmo, chi 'l gratta,

poco v'acatta.

Medico temente,

ferita puzzolente.

Mazza è temuta

se in alto è tenuta.

Mosca e moscione

non guarda ove si pone.

Morte non rifiuta

né bionda né canuta.

Mano lavora

che bocca divora.

Mare per onde

non si nasconde.

Maggio con ghirlanda,

genaio con vivanda.

Nome riposa

sopr'ogni cosa.

Nulla si tace

di quel che si face.

Nozze bandite

tosto son finite.

Naso odora

che non asapora.

Nave che porta

tuttor non diporta.

Nocchiere ha diporto

quand' è presso a porto.

Neve per istallo

diviene cristallo.

Nepote pute

al zio, quand' e' puote.

Natura è pregiata

ch'è ben costumata.

Nuora con suocera

spesso si cuocera.

Negghienza tuttora

con danno dimora.

Non si dispera

chi ha fede intera.

Oca in pantano

è in selva villano.

Orzo fa destriere

e caval cavaliere.

Onde si fa vanto,

lo poco par tanto.

Omo con femina

miete quel che semina.

Ortica, perché pugne,

nulla mano ugne.

Orcio al muro

pruova com'e duro.

Occhio amoroso

poch' è luminoso.

Ordine sacrato

tuttor è venerato.

Orecchie dé udire,

se lingua vuol dire.

Osso medollare

tuttor truova compare.

Omo verboso

sempr' è leticoso.

Opera è lauldata

ch'è bene amaestrata.

Padre dal figlio

di grano non ha miglio.

Pescatore con rete

di prendere ha gran sete.

Promessa non tiene

se fatto non viene.

Peccato vecchio

del cor fa specchio.

Povero vergognoso

suo valor tien nascoso.

Ponte è dubitato

da omo ch'è odiato.

Pulzella non si pente

se pregna non si sente.

Porta serrata

spess' è bussata.

Potenzia ha licenzia

di ciò c'ha placenzia.

Prato fa fiori

di molti colori.

Prete talor predica

di quel che sé non medica.

Pensiero fa granare,

parola fruttare.

Quistïone aperta

sentenza fa certa.

Queri la cosa

che ti sia osa.

Quel che·tt'è a noia,

da·tte lo dispoia.

Quando ben puoi fare,

non lo tardare.

Quantità di guerra

strugge molta terra.

Quadrasi il dado

per tal che no 'nd'ha grado.

Qual ti vedi in panno,

tal ti poni in scanno.

Quinto e sesto grado

rinunzia parentado.

Quegli che si vanta,

di fin pregio si smanta.

Quaglia, isparviere

inver' lei fiere.

Quarra raguaglia:

quello non fa medaglia.

Quagliere per inganno

a l'uomo non fa danno.

Regno è conquiso

da ch'egli e diviso.

Rampogna fa vergogna

da che non abisogna.

Ronzino per camino,

a l'erta e al chino.

Rade volte,

buone acolte.

Ragione per amore

perde suo valore.

Reo fa peggiore

e buono fa migliore.

Rustico piace

se prodezza face.

Rasoio rade invano

in palma di mano.

Rocca guernita

da molti è servita.

Rigoglio è foglio

intra pen' e doglio.

Rovinasi il muro

quand' è più sicuro.

Ristorasi il danno,

un dì quel d'un anno.

Savio è tenuto

chi sta talor muto.

Senno e savere

val sopr'ogni avere.

Studio ed ingegno

fa d'arte ritegno.

Solo per via

andare è follia.

Stato si muta

per poca caduta.

Servo al signore

dé render ragione.

Servire e ben dire

fa l'omo ingrandire.

Sale con savore

fa cibo migliore.

Scacco dà matto

in uno solo tratto.

Semplice crede

con pura fede.

State governa

ond' omo verna.

Saccolo sazïato

non crede all'affamato.

Tal è gravato

che non fa peccato.

Tardi riviene

chi non si ritiene.

Termine dimidia,

perch' è sanza insidia.

Terzo fa concordia,

se truova discordia.

Taverna fa putta

femmina ghiotta.

Tignoso fa cappello

poi che perde il vello.

Troppo tencionare

fa ben prevaricare.

Turpida richesta

fa cosa disdetta.

Tosto si prende

chi non si difende.

Torre murata,

lite incominciata.

Terra posseduta

tard'è convenuta.

Tempo si cambia

a palafreno ch'ambia.

Vergogna, chi la teme

nasce di buon seme.

Vituperio porta

chi non ritiene porta.

Ventre s'adestra

a grande minestra.

Vespa con puntura

e ape con untura.

Villania, in cui regna,

cortesia lo disdegna.

Viso presente

fa lingua tacente.

Villano amaro

d'ogni cos' è avaro.

Volpe ama frode

e femina lode.

Vigna vendemiata

poch' è corteata.

Vino con pane

da sera e da mane.

Vendetta si 'ndugia,

ma non si trangugia.

Vmiltà vince

cor duro di prince.

X stae in croce,

per dieci rilieva boce.

Y, perché greco,

non si intende meco.

Zoccolo si 'nfanga,

ma non pelle in su stanga.

Zoppo al galoppo

non corre troppo.

Zafir, poi si 'nchiude,

non perde virtude.

Zucchero rosato

si dà a lo 'nfermato.

Zecca si ficca

ovunque s'apicca.

Zita s'apella

chiunqu' è pulzella.

Zambra serrata

fa donna lauldata.

Zabulino è fino

parato d'ermellino.

Zappino ed abeta

si dà per moneta.

Zanzara trafigge

ovunque s'afigge.

Zappa a chi la tiene

e spada a cui s'aviene.

Zara, chi la 'mpara,

fa la mano avara.

Con diritti verbi

fatt' i proverbi,

tutti notati

perché son provati:

dugento quaranta

insieme si monta

la lor somma tanta,

sanza altra giunta.

X e Y non ci voglio contare

però che pochi ne posso trovare.