GENNAIO

By Emilio Praga

Gennaio! È il mese in cui la Dea Speranza,

la Dea che accanto a me più non ritrovo,

fanciulle mie, bussa alla vostra stanza,

vestita a nuovo.

— Certo quest'anno giungerà uno sposo!

— Della miseria romperò l'artiglio!

— Ritornerai guarito all'aer gioioso!

— Avremo un figlio!

Fanciulle mie, dalle cantine ai tetti

al nascere d'ogni anno è un coro uguale;

cantan l'atre galee, cantano i letti

dell'ospedale;

il mondo intier canta alla Dea loquace!

E, prima ancor che un altro mese scocchi,

il mondo intiero si ricrede, e tace

col pianto agli occhi!

E che perciò? gemendo accanto al fuoco

spesso io mi ammiro assai più che nel riso;

quell'esser triste e sol mi sembra un poco

di paradiso.

I miei morti mi narrano segreti

di radici di fior, nei cataletti,

di zampilli che fan nei sepolcreti

i ruscelletti.

La neve intanto, come chi dispone

una sorpresa, silenziosa e lenta

si va aggrappando intorno al mio balcone,

e mi addormenta.

Sogno allor le scarpette esposte al vento,

i magi in viaggio ancor sui dromedari,

e il gioir delle madri, e lo sgomento

dei nonni avari;

e te sogno, gentil mia creatura,

ti sogno addormentata in un giardino,

più soave, più candida, più pura

di un gelsomino!

E le farfalle colle aluccie d'oro

dicon d'aprirsi al bottoncin di rosa,

e i fior già desti mormoran fra loro:

“Che bella cosa,

che dolce vista un angioletto blando!...”.

Tu schiudi gli occhi alle dolci parole,

e quello sguardo tuo somiglia un brando

snudato al sole!

Mi desto anch'io. Penso ai monti agghiacciati,

ai pini incanutiti in modi strani,

ai mesti casolari abbandonati

dai mandriani.

E mi avvinghio alla stufa: oh! abbracciamenti

ch'io prodigo alla bianca ospite cara!

Essa è cortese senza far commenti,

e mi prepara

l'intelletto al lavor meglio, assai meglio

che non faccia l'amor vivo dell'Eve,

dalle braccia di cui spesso mi sveglio

col capo greve.

Ma cotesto è affar mio; poco v'importa,

e scusatemi assai se vado a sbalzi,

se fo com'un che viaggia senza scorta

e a piedi scalzi.

Fra un sì ed un no tutto quaggiù tentenna:

la nube, il vento, il cuor dell'uomo e il mare...

Io mi son un che quando va la penna

la lascio andare...

Amate i fior? di paglia circondate

la gracile viola ed il giacinto;

alla camelia, alla azalea donate,

e al variopinto

tulipano, ed all'ellera, ed al lilla

l'aure negate alle deserte aiuole:

certo anche ai fior pensò chi la scintilla

rapiva al sole!