Giacomo Sannazaro.
‘Io feci al suon de la SINCERA avena
cangiar Febo col mare il sacro fonte,
e le Muse calar dal verde monte
di Mergellina a la diletta arena.
Più dolce o tersa o preziosa vena
non s'udì mai fra le più chiare e cònte.
Date Ulisse gli avria le orecchie pronte,
se cantava sì ben la mia Sirena.
Beai con l'armonia che tanto piacque,
Pastor Toscano e Pescator Latino,
di Sebeto e d'Alfeo le rive, e l'acque’.
Ma giunto al virginal parto divino,
mancò 'l plettro col fiato, e tacque, e giacque
di stile e d'urna al gran Maron vicino.