(Giovanni Fortini)
O almo infra' gentil mortali un sole,
o spirto peregrino, o Ganimede,
o 'ngegno alto e sublimo, onde procede
che per virtù de' cieli ognun si dole,
l'antico senno tuo e le parole
leggiadre per Minerva si concede;
Mercurio e gli altri t'hanno fatto erede
di lor virtù, ciascun come 'l ciel vòle!
Ma, quand'isguardo el citerante tiglio
nelle tuo braccia, la dolcezza parmi
di Latona sentir e 'l propio figlio.
Or muovi addunque e risonanti carmi,
non temerario el cor d'alcun periglio,
se vuoi contento in questo mondo farmi.