GLI EROI DEL SEMPIONE

By Giovanni Pascoli

Sotterra due vaporiere immote,

divise da una grande porta,

aspettano. Un'ardente ansia le scuote.

Un urlo va per l'aria morta.

Porta di ferro, oggi è il trionfo! Muovi

su gli aspri cardini sonanti!

Apriti, o porta dei millenni nuovi!

O nuovi vincitori, avanti!

Voi per lunghi anni, a un'invisibil guerra

sacrando le rubeste vite,

avanzavate ignudi eroi sotterra

al rombo della dinamite.

Da voi fuggiva a passo a passo il monte

tremando per le cupe mine:

voi tergevate dal sudor la fronte

seduti su le sue rovine.

Erano, là, le tenebre primeve,

il peso bruto, il muto oblio;

qua, il lampo, il soffio, la parola breve:

là era il Caos, qua era Dio.

Riposa, o Dio! Loda le tue giornate

col lieto rimbombar del tuono!

Uomini, è il giorno settimo: guardate

che ciò che voi faceste, è buono!

E riposate! E pace all'arma, o forti,

che al buio sfavillò sul quarzo!

Poi, per rifarla lucida, i vostri orti

coltare voi potrete in marzo.

Ognuno, il vostro: l'orto che vi renda,

su l'ampia tavola di faggio,

l'erbe non compre per la pia merenda

nel giorno di Calendimaggio.

Porta di ferro, apriti!... Ma lontani,

lavoratori, per la valle

voi siete, la mercede nelle mani

ed il piccone su le spalle.

Le spalle voi volgete oggi al traforo

della montagna di granito...

Oh! non divina sorte del lavoro,

che attrista quando sia compito!

Voi riprendete la perpetua via

da dove, a dove si lavora.

"Quale Ararat, qual Monte Sant'Elia,

compagni, il nostro acciaio vuol ora?

Qual mare, dighe contro cui si franga,

com'uomo contro l'ira sua?

qual lago chiede il rostro della vanga?

qual terra il solco della prua?

Quali altre vie, per ghiacci o per sabbioni,

cerca il vapore, che, nei cupi

silenzi, mostri i rossi occhi ai leoni,

che sperda col suo fischio i lupi?"

Latin sangue, gentil sangue errabondo,

tu sei qual eri nel tuo giorno:

ancora sai tutte le vie del mondo...

non sai più quella del ritorno.

Voi siete ancor le ferree coorti,

voi siete i veliti e triari...

ma i morti d'ora non son più che morti,

intorno per le terre e i mari.

Porta di ferro!... Oh! chiama tu, grande Urbe,

le tue legioni veterane

dalla vittoria! A quelle eroiche turbe

dà gl'inni del trionfo, e il pane.