GL'IGNOTI

By Niccolò Tommaseo

Né quale il nome tuo, né quale il viso,

seppi; e la tua statura

misurai dal ferètro. Io dalla sponda

illiria, e tu dal Rodano sonante

mover dovevi; e rincontrarsi alfine

in Parigi dovea con la tua bara,

o donna, il prego mio.

Tal, da lontano turbine reciso,

sovr'ignota verzura

cade languido fior; tale quell'onda

che di fanciulla tenera le piante

bacia amorosa, e lunghe selve alpine

corse e giardini gai trepida e chiara

con fido mormorìo.

Nulla di te conosco. E notte oscura

m'è, come i casi tuoi,

quant'ebbi al mondo più fidato e caro.

Ogni anima, ogni tempo, ogni sembianza

è mar profondo, aere interminato:

e l'amor, che lo valica d'un passo,

la sua possanza ignora.

Né senza eccelso provveder, Natura,

il tuo prospetto è a noi

di fé benigno, di scienza avaro.

Opportuno ignorar fa la speranza

ricca, e il pensier di fantasie beato,

che presente in ogni onda e in ogni sasso

l'amico Nume adora.

Tal per angusta via, di grigi massi

orrida a dritta e a manca,

move a mesto cammino il viandante;

e dal monte interrotto ad ora ad ora,

quanto l'occhio può trar, vede pianure

ondeggiar liete, e sparso ode un concento

d'augei, d'alberi e d'acque.

Nulla di te conosco. E tutti i passi

della mia vita stanca

or tu segui con l'occhio, anima amante.

Mi siedi accanto, a bene amar m'incuora

tua dolce voce, e fra le mie sventure

a pregar lieto, a riposar contento.

Né giammai si compiacque

donna in bramato sposo, o in giovanetto

fanciulla innamorata,

come tu, donna, m'accarezzi e m'ami.

E mille, in un con te, spiriti pii

mi guardan sempre da tutte le stelle,

d'amor severo e lieta fé versando

in me nuova armonia.

Schietto, efficace, umìl voli l'affetto

dell'anima turbata,

che da sé fugga, e in Dio raccôrsi brami:

ogni beltà terrena al ciel la avvii;

e tutte, o meste o liete, a lei sian belle

di quante cose Iddio vien variando

la sua modesta via.

Spiriti ignoti, al vostro i' raccomando

amor l'anima mia.