GL'ITALIANI MORTI IN ISPAGNA

By Niccolò Tommaseo

Veggo spade al sol lucenti,

sento il suon de' combattenti,

sento l'urlo de' morenti.

Voi, che in piume delicate

vostri vizii addormentate,

ricchi e grandi, m'ascoltate.

Stuol d'italici guerrieri

cospargea di sangue ieri

l'infiammato suol d'Algeri:

oggi Francia, che guadagna

se dà sangue ed or sparagna,

li commette in dono a Spagna.

Le superbie degli amici,

l'empia rabbia de' nemici

spermentâr' quegl'infelici.

Nudi il piede, il ventre vuoti,

a morir certo devoti,

valicâr' torrenti ignoti.

Di lor giovane beltate

sole in cor sentian pietate

le fanciulle innamorate.

Al digiun che avean patito

tenea dietro l'imbandito

dalla morte empio convito.

Chi squarciato il capo e il seno,

altri un piede o un braccio meno,

chi freddato in sul terreno.

Cento morti, e cento ancora,

e poi cento; e tutti or ora

strania terra li divora.

Ricchi, a voi che dice il cuore

della fame e dell'orrore

di chi langue e di chi muore?

Ahi dolor! D'Italia i figli

son divisi nei consigli,

nella speme e nei perigli.

Contro Spagna in suolo ispano

ha versato ispana mano

il tuo sangue, Italia, invano.

Ma non fûr' per te versate

(nume ignoto), Libertate,

quelle gocciole sacrate.

Ahi, dovrà di gloria casso

nostro nome, come sasso,

rotolar cacciato al basso?

Or chi sa se il guardo pio

con dolore e con desio

innalzâr' gli afflitti a Dio?

Le lanciate in sul morire

lor bestemmie non udire;

o Dator del buon pentire.

Nuove strade a noi disserra,

vieni, e porta in sulla terra

miglior pace, o miglior guerra.

Combattendo amar c'insegna:

vieni e inalbera un'insegna,

pura, o Cristo, e di te degna.

Al tuo popolo, Signore,

dona un duce ed un pastore,

un linguaggio, un braccio, un cuore.

Se morriam, pianti morremo,

e temuti. — O Re supremo,

il tuo giorno attenderemo.