I (187)
Mossa da strania forza, ergo il pensiero
Sovra me stessa, e varco monti e fiumi;
E pronta ivi traendo il vol leggiero,
Alte creansi in me voglie e costumi,
Mentre allo sguardo mio potere altero
Par ch'apra intorno inusitati lumi,
E per non visto in prima ermo sentiero
Ali novelle al mio vigore impiumi.
Onde, come talor robusta nave,
Movendo ove la tragge il suo desio,
L'ira crudel di fiero mar non pave,
Così d'altera possa accinta anch'io
Colà mi vòlgo, e in cammin lungo e grave
La fiacchezza natia spargo d'obblio.