I BAFFI

By Antonio Guadagnoli

Donne gentili, non vi faccia caso

Se chi cantò del NASO e della BOCCA,

Or canta ciò, ch'è tra la bocca e il naso.

Non è la mira mia frivola e sciocca:

Che mostrar gli accessorii è naturale,

Dopo che s'è mostrato il principale.

Io vorrei che restaste persuase,

Senza che stessi a farvi un lungo prologo,

Che i Baffi al naso servono di base;

E però quel dottissimo filologo,

Secondo il mio parer, nel segno dette,

Che fe' da base derivar basette.

So che non poche spacciano, o mie care,

Che i baffi rendon gli uomini più brutti,

E che però non debbonsi portare;

Veggo per altro che gli han quasi tutti:

Dunque da questo argomentar mi lice

Che non a tutti i visi il pel disdice.

Anzi mi par che faccian del fracasso:

E non vediamo infatti anco al presente

Talune andar mattina e sera a spasso

Con un baffuto cavalier-servente,

E il servente apprezzar più del consorte,

Perché il buon-uomo ha le basette corte?

Credete forse voi, che le Signore

Lo guarderebber tanto di buon occhio,

Se non avesse i baffi, il cacciatore?

Parlo di quello, che sta dietro al cocchio,

E che la Francia cacciator nomò:

Di quel che vada a caccia io non lo so.

Se il pel ricuopre del cervel la sede;

Se agli occhi il pelo serve d'ornamento;

Se crescer sulle gote il pel si vede,

E se si vede crescere sul mento;

E perché, Donne mie, far tanto caso

Che crescano anco i baffi sotto il naso?

E che direste mai, Donne garbate,

Ritrovandovi in Russia o in Ungheria,

Spuntar vedendo dalle cantonate

I baffi di color che van per via,

E, aspetta aspetta, dopo un'ora buona

Il resto comparir della persona?

Tempo verrà che in maggior pregio avute

Saran dei baffi le virtudi ascose,

Poiché tutti le avranno conosciute;

E anche quelle che fan le schizzinose,

E chi li tiene or prenderieno a schiaffi,

Diranno un giorno: benedetti i baffi!

Finché non gli ebbe, ed apparì donzella,

Stiè in Sciro Achille, e niun sospetto diede;

Ché vedendogli indosso la gonnella,

D'altro non s'occupava Licomede;

Quantunque dalla storia si ricaca

Che c'era chi per lui se n'occupava.

Ma poiché baffi e barba egli ebbe messo,

E viste l'armi cbe recògli Ulisse,

Sia che avess'onta del mentito sesso,

O che la moglie a noia gli venisse,

(Che difficil non è che venga a noia)

Il fatto è che distrusse Ettore e Troia.

Or voi, che v'internate nelle cose,

Né vi lasciate trar dal pregiudizio,

Comprenderete ben, Donne amorose,

Che finché non c'è pel, non c'è giudizio;

E se col pel ci dà natura il senno,

Perché i baffi tagliar dunque si denno?

Sarebbe inver pretensïon chimerica

Che facessimo ciò, ch'altri non fanno;

Se in Africa, se in Asia, se in America

Lasciano star le cose come stanno,

E sul viso nessun mette i rasoi4,

Bella! o perché ci s'han da metter noi?

E che ti vuoi leccar? se, esempigrazia,

Di vaga donna innamorato sei,

Ma si dà la tristissima disgrazia

Ch'ella a te piaccia, e tu non piaccia a lei,

E qualcun più felice te l'aggraffi,

E ti senta poi dir - leccati i baffi?

Qui opportuna mi par la riflessione,

Che se a parer de' medici non puote

Né d'ontalgia soffrir, né di flussione

Chi con la barba tien calde le gole,

(E infatti quei che han barba pei conventi

Non si dà mai ch'abbiano male ai denti);

Così tenere i baffi è cosa sana,

Ed ognuno ne resta persuaso.

Guardano i labbri dalla tramontana;

Mantengon calda la punta del naso;

E con la doppia lor cadente ciocca

Fan che gl'insetti non entrino in bocca.

O voi che in bocca il sigaro tenete,

Fumando in ogni tempo e in ogni loco,

Deh! se pe' vostri baffi amore avete,

Badate ben che non vi piglin foco;

Se no fareste, se dal ver non torco,

La fine miserabile del porco!

Celano inoltre molti mancamenti:

Chi può infatti veder, se chi gli porta

Ha denti, per esempio, o non ha denti?

Se ha la bocca diritta, o se l'ha storta?

O se sui labbri ha brucoli, vesciche,

O bolle, od altre bagattelle antiche?

Annunzian neri, gagliardìa virile;

Castagni testa calda e buon umore;

Rossi scaltrezza; biondi alma gentile;

Bianchi mancanza di vital calore;

Ispidi rabbia; folti rustichezza;

Audacia grossi; rari languidezza.

Miser chi rari ha i baffi, e pur si affida

Di far fortuna, e innamorar le belle!

Tra le folte basette amor s'annida,

E non fra quattro peli in pelle in pelle;

Dirò come diceva una fanciulla,

(Parlandosi dei baffi) o belli, o nulla!

O degli uomin delizia e degli Dei,

Santa madre d'Amor, nata dall'acque,

Se come bella anco pietosa sei,

E se Marte coi baffi non ti spiacque,

Giacché privo di baffi è il viso mio,

Venere bella fa' che gli abbia anch'io!

Ma s'è vero che accrescano beltade,

Oppor mi sento, dunque come va

Che prima dell'esame se gli rade

Chi studia legge all'Università?

È facile il capir perché vien fatto;

Perché un Legal non dee parere un gatto.

Ma poi, non v'è persona di buon gusto

Che di gioia non brilli e di contento

Nel Vedere ad un giovine robusto

Un par di baffi col moschin sul mento,

Oh quanta grazia, quanta leggiadria

Dà quel moschino alla fisonomia!

Crebber tranquille per l'Ausonio cielo

Più secoli le barbe; finalmente

Venne Sicilia a muover guerra al pelo.

E però fin d'allor l'Itala gente,

Di tante barbe nel comun flagello,

Fu pelata or da questo, ed or da quello!

Ma quando del regàl serto la chioma

Ornò l'invitto figlio di Pipino,

Fu allor che l'uso s'introdusse in Roma

Di portar le basette col moschino;

Ché d'aver tutti si recàro a onore

Una cosa, che avea l'Imperatore.

Ed è qui, dove d'osservar vi prego

Che Carlo era un brav'uom, ma non sapeva

Poi, che i baffi si ungessero col sego;

Onde non vi badava, e gli teneva

Così come gli avea crespi e alla buona;

Talché si disser baffi alla Carlona.

Ma alfin si vide a diradar le cieche

Tenebre d'ignoranza il gusto giungere,

E l'arte venne fuor delle manteche

O per ungersi i baffi, o farsegli ungere;

E allora, in grazia del natìo paese,

Furon chiamati balli alla francese.

E incominciaro i giovani galanti

Ad educarli, onde parer più belli.

Chi li piegava in dentro e chi in avanti,

Chi lisci gli tenea, chi ricciutelli;

E chi allo specchio consigliero e duce,

Studiava il modo di far l'aria truce.

E la baffo-mania per lo città

D'Italia giunse a tale accrescimento

Che averli si credé necessità;

E più d'un ch'avea scarso il pel sul mento,

Per timor di passar per musichino,

Se li tingea alla cappa del cammino.

Ma questo qui l'ho detto per facezia;

Vero è peraltro quel ch'or vi dirò:

Un tal che senza baffi andò a Venezia,

E coi baffi alla patria ritornò,

Con ragioni provò chiare e palpabili,

Che son per chi viaggia indispensabili.

Se ti veggon coi baffi, i vetturini

Ti prendono per qualche Oltramontano;

Sicché dicono: eh! questo ha dei quattrini!

Dio sa quanto mi dà di buonamano!

E sferzano i cavalli a più non posso;

Se non hai baffi, ti fan l'uomo addosso.

E alle locande? vi badan moltissimo:

E se veggon che ha i baffi il forestiere,

Gli dan dell'eccellenza, del lustrissimo,

Corre la serva, corre il cameriere;

Ma se al contrario senza baffi io giungo,

Non mi guardan nemmen quanto son lungo.

Si arriva ad un paese? a una città?

Ci assedian d'ogn'intorno i ciceroni

Per condurci a veder le antichità,

Templi, quadri, archi, mura, sostruzioni;

Ché ai baffi e al muso duro, quelle genti

Ci credono persone intelligenti!

Ho citato costui per abbondare

Con voi, che meco sì gentili siete:

Ma lasciandolo, passo a confutare

Le sofistiche inezie ed indiscrete

Di chi dice, che i baffi prolungati

Nessun portar gli può fuor che i soldati.

Se per la patria, se pel suo sovrano,

Se pel pubblico bene dello stato

Pronto è ognuno a tener la spada in mano,

Qualunque cittadin dunque è soldato;

E s'ogni cittadino è militare,

I baffi può portar quanto gli pare.

Comune a tutti della barba il fregio

Dette prodigo il ciel de' doni suoi;

E sol perché alle donne il privilegio

D'aver la barba come abbiamo noi,

Non fu, non è, né sarà mai concesso,

Però vengon chiamate il debol sesso.

Qualunque veggo ben ch'anco fra loro

Delle donne vi son con le basette,

Del sesso femminil gloria e decoro;

E queste, se un tantin vi si riflette,

Fanno facce sì vegete e sì fresche,

Che paion, vivaddio! tante tedesche.

Di sì strano fenomeno, qual' è

La ragione? qualcun mi chiederà:

Certo, che una ragione esser vi de';

E se v'è una ragion, si troverà;

E poi, quand'anche non ne arrivi al fondo,

Sarò forse il prim'asino nel mondo?

Sapete ben, che se una donna gravida,

Mentre mira un oggetto innanzi agli occhi

E desiosa se ne mostra ed avida,

Del corpo in qualche parte ella si tocchi,

Impresso vien corrispondente segno

Sul corpo al feto, di cui il ventre ha pregno.

Chi sa! che la lor madre similmente

Nella sua gravidanza non bramasse

D'un capitano i baffi o d'un tenente,

E le labbra frattanto si toccasse;

Poi partorisse in grembo di Lucina

Con la voglia de' baffi la bambina?

Comunque sia però, gli stimo e apprezzo:

Ché alle giovani accrescono beltà;

Grazia alle donne dell'età di mezzo;

E a quelle poi della senile età

Dan sì grave contegno, e tuon sì austero,

Che per me non le stuzzico davvero! -

Dimandato mi vien da certi critici:

Se nel mio modo di pensare, io veda

Ch'esser possano i baffi anti-politici,

O se, ancora vedendolo, lo creda.

Ma problema non è da sciorsi a cena

Tra i festivi bicchieri, a pancia piena!

Corbellerie! l'affare è molto serio!

E le deboli forze in conseguenza

Supera d'un poetico criterio!

Nondimeno darò la mia sentenza,

Che al certo non sarà di tribunale:

Vo' dir che non farà né ben né male.

Quei, che i pollici loro unendo agl'indici,

Dei baffi ambe le punte si stropicciano,

Il che poi fatto e dieci volte e quindici,

Gli stropicciati peli alfin si arricciano,

Deh! fatemi la grazia, che volete

Che perturbin la pubblica quïete?

Avvezzi ad una vita sibaritica,

Fra le donne, fra i pranzi e fra le cene,

Non posson occuparsi di politica;

Pensano a divertirsi, e pensan bene:

E il pel tengon sul labro o sulla guancia,

Perché l'han visto al Figurin di Francia.

Di Francia che, regina di capricci,

Agli abiti, alle scuffie, ai cappelletti

Nuove forme prescrive, o increspa i ricci,

O polpe manda, o fianchi finti, o petti;

Di Francia, in somma, che con mani leste

Ora ci spoglia, ed ora ci riveste.

Passò stagion che si tenea la lista

Di chi aveva la coda, o non l'avea;

E chi l'avea fu detto Realista,

Giacobin chi tagliar se la facea;

Qual se di fedeltà la prova soda

Consistesse a quei tempi nella coda!

Pur si condoni a un secolo decrepito:

Ma or che spuntato è il secolo dei Lumi,

E cessato dell'armi è il fiero strepito,

Che serve rinnuovar tai rancidumi?

Fa' che domani insorga una battaglia:

E vedrai che chi ha i baffi se li taglia.

Ma del resto, che val che più mi scapi?

So portarono i baffi, o Donne mie,

I duchi, i re, gl'imperatori e i papi,

(Siccome costa dalle gallerie).

Dunque indegni di lor non gli stimaro:

Dunque i baffi hanno pregio: il fatto è chiaro.

Far l'elogio vogliam d'un professore?

Si rammenta un artefice eccellente?

Un poeta di grido? un buon priore?

Capperi! è un uom coi baffi! dir si sente:

Perché le teste quadre e i gran cervelli,

Come vi ho detto, gli avean lunghi e belli!

Deh! perché la comun madre benigna

Madre a me si mostrò nell'altre cose,

E poi ne' baffi si mostrò matrigna?

Ma forse, chi lo sa! così dispose,

(Giacché natura non fa nulla a caso)

Affinché tutto si godesse il naso;

O perché spazio vi restasse sotto

Onde attaccarvi un cartellin stampato

In cui potesse leggersi quel motto,

Che pel mio naso sembrami adattato,

E ce lo farò scriver, se si campa:

«Natura il fece, e poi ruppe la stampa».

Donne gentili, è tempo omai ch'io taccia:

E siccome in ogni uom diverso è il gusto,

O vi piaccia tal moda o non vi piaccia,

Per me è lo stesso, non me ne disgusto:

Solo il timor m'affanna e mi martira

Di sentirvi esclamar: povera lira!