I DUE POETI

By Emilio Praga

Per un sentiero a margini

di gigli e di roveti,

un lungo stuol precedono

due giovani poeti;

non hanno al crin l'olimpico

raggio del greco Apollo,

non l'arpa ad armacollo,

perché lo stuol li seguita

fra i gigli e fra i roveti?

Lo stuol lo ignora e mormora:

quei due, son due poeti!

E meste donne, e vergini

dagli occhi innamorati,

e giovinetti pallidi

di larve innebriati,

e vecchi malinconici

pieni di antiche storie,

belli di antiche glorie,

risa mescendo e lagrime,

fra i gigli e fra i roveti,

col plauso e la bestemmia

seguono i due poeti.

L'un canta: — I dì declinano,

la creazione è stanca;

un immenso sbadiglio

il vecchio Adamo abbranca;

la vetustà dei secoli

piange nell'universo,

e, in alta noia immerso,

fra i dormienti arcangeli,

Dio nell'azzurro io scerno

che raccapriccia all'orrida

idea d'essere eterno.

Desolazione e tenebra,

ecco il nuovo retaggio!

Si fan di gelo i cràteri,

muor sulle fronti il raggio;

onta all'amplesso, o vergini!

Maledetti i neonati!

Perano i fior sui prati,

e, coperta di cenere,

l'umanità languente

si dissolva nei torbidi

vapor dell'occidente! —

E l'altro canta: — Vivere

è uno scoppio di riso;

il mondo è un manicomio

che inneggia al paradiso!

Vedete i fior? Son lagrime

della occulta allegrezza,

e la terra si spezza

perché ci dican gli alberi

che giù nel tenebrore

non si cessa di ridere,

e si fa ancor l'amore!

Vecchi pensosi, e vecchie

dimesse, usciamo al sole;

scordiamo i dì che furono

per intrecciar carole;

e intorno a voi si accoppiino

le giovinette razze;

proli beate e pazze

escan dai fianchi indomiti

dei forti e delle belle;

e presto andrem nell'aria

a dischiodar le stelle! —

E il primo ancora: — Oh l'Ellade,

la Venere di Milo!

Splendor, melodi, effluvii

dall'Ellesponto al Nilo!...

O Memfi, o Babilonia!

Gioite ancor dal nulla;

giganti della culla,

ecco i pigmei del feretro!

Questa che si dissolve

ripiomberà, caligine,

sopra la vostra polve! —

E l'altro ancora: — Un brindisi,

fanciulli, all'avvenire!

E prepariamo un tumulo

ai dubbi, ai pianti, all'ire!

Siam gli eredi dei secoli

che han fatto economia;

a noi la legge pia,

la libertà dell'anima,

il lavoro ferace,

a noi l'amore, il genio,

l'innocenza e la pace! —

Tal pel sentiero a margini

di gigli e di roveti

un lungo stuol precedono

i giovani poeti.

Però la folla attonita

va ripetendo intorno:

se l'un sorride al giorno,

se l'altro è nelle tenebre,

fra i gigli e fra i roveti,

perché la terra viaggiano

insieme i due poeti?

E meste donne, e vergini

dagli occhi innamorati,

e giovinetti pallidi

di larve inebriati,

e vecchi malinconici

pieni di antiche storie,

belli di antiche glorie,

dicon: son risa o lagrime,

son gigli o son roveti

che coglierem sul mistico

sentier dei due poeti?

Allora un vecchio incognito

apparve d'improvviso:

pareva un dell'Iliade,

tanto era grande in viso;

certo avea visto l'epoche

dei palesati arcani.

Stette, ed alzò le mani;

i due si inginocchiarono,

e quell'immenso stuolo

fu tutto muto e immobile

in un momento solo.

— Dalle regioni eteree,

dai sempiterni campi

dove i Ver sono oceani,

dove le Idee son lampi,

piova su te, miserrima,

cieca turba, la luce:

è Amor che ti conduce!

È il divino carnefice

che han questi due nel core!

È Amor che guida al tumulo,

sia gioia o sia dolore! —

Disse: e, il manto sciogliendone,

scoperse a lor due piaghe,

che nell'ombra grondavano

su quelle forme vaghe;

lo stuol seguìta avevala,

la bella coppia esangue,

fra due rivi di sangue;

e quei due rivi uscivano

a flutti, e niun li vide,

uno dal cor che lagrima,

l'altro dal cor che ride.